“..quell’odio ha fatto perdere significato alla persona che è riuscita ad amare il mio essere impossibilmente amata…”

Inizio con questa bellissima frase una riflessione del mio blog. Queste parole prese da un ampio e magnifico contesto descrittivo di un’amore adolescenziale le ritengo davvero stupende. Sono tratte da un componimento che probabilmente mi fu dedicato. Un tentativo di sfogo esposto su facebook per me. Sono passati quasi due anni da quando la piccola scrittrice raccontò quello che più che una storia d’amore era una favola. Una principessa che rifletteva sul suo io, sui suoi errori e su quello che sentiva in cuore. Tra le tante bellissime parole ho scelto queste. A voi magari non diranno nulla, ma a me danno una profonda sensazione fatta di gioia e dolore. La mia piccola Francesca in quella nota esternava tutto l’amore per me, dall’inizio della nostra storia sino al giorno del componimento. Sono le più belle parole che un uomo come me possa sentirsi dire. Parole sincere e piene di emozioni. Ogni tanto mi richiedo dove è finita quella Francesca la. Quella Francesca che mi aveva fatto innamorare con la sua apparente ingenuità. Comunque, tornando alla frase, esplicitamente parla di quell’odio che, come sempre, si era imposta di provare. Cancellandomi e buttandomi non comprendendo le mie scelte. Un odio che, come sempre, aveva preso il posto dell’amore distruggendomi in un istante, con la consapevolezza che l’amore che ho provato per lei nessuno sarebbe riuscito mai a darle.

E ora… la speranza, irrazionale, di poter ancora leggere composizioni come quelle… Salvate in un file, ma soprattutto in un angolo del mio cuore.

“Cucciolo dimmi cos’hai perché se piangi sto peggio di te e i tuoi problemi la sai sono i miei perché se piangi vuol dire che forse non piangi per me…”
Troppo belle queste parole di Masini… Lui si che è un poeta contemporaneo… e so cosa deve aver passato scrivendo questa canzone, forse perchè queste cose le ho passate anche io.
E’ brutto vedere la persona che ami che soffre, soprattutto se non soffre per te… ed è ancor più duro starle accanto. Solo una cosa può far farti certe cose. Questa cosa si chiama Amore… L’amore per una persona ti porta a gioire nel vederla felice e soffrire nel vederla triste. Dedicai questa canzone alla persona che amavo, perchè nonostante qualcosa tra di noi era scattato, non riuscivo ad avere il suo amore. Sapevo che il suo cuore era grande e che il suo amore prima o poi per me sarebbe arrivato, ma vederla distante e triste era come un pugnalata per me. Era difficile coccolarla, quando lei avrebbe voluto le coccole di qualcun altro. Era un’impresa darle le mie attenzioni, visto che lei non desiderava certo le mie. Anche i chilometri sopra chilometri fatti per vederla, passavano inosservati. Ma le mie gambe non sentivano stanchezza… Non mi stancavo di amarla, sperando che un giorno lei spalancasse gli occhi, o meglio il suo cuore. Come dice Paulo Coelho “Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi”. Effettivamente lei continuava a fissare quella porta chiusa, senza guardare quella che io le stavo spalancando. Ma non demordevo. I miei sforzi, le mie parole, le mie sorprese, sarebbero poi stati premiati. Me lo sentivo che quel destino che ci aveva fatto incontrare avrebbe poi voltato a mio favore. Forse dovevo meritarmi il suo amore o forse dovevo guadagnarmelo per poi godermelo ancor di più. Lei poi era veramente un cucciolo. Un cucciolo da accudire, proteggere, coccolare e far crescere. L’impresa era ardua, ma non di certo impossibile. Avrei sorpassato ogni difficoltà pensando a quei due occhioni, avrei vinto ogni timore baciando quelle labbra, avrei sconfitto ogni paura abbracciandola a me. Aveva dentro di se una gioia immensa ed io gioivo per questo… Cosa non avrei fatto per quel cucciolo!

Peccato che i cuccioli prima o poi crescono, e… non sono più cuccioli. Ma voglio comunque portare il ricordo di quel cucciolo, che mi stringeva forte nei sottoportici mentre fuori pioveva. Quel cucciolo sognatore, dolce e coccolo. Quel cucciolo amante delle foto e mai stanco di amarmi. Quel cucciolo che avrebbe fatto qualsiasi cosa per me e che io avrei voluto seguire in ogni momento della mia vita. Quel cucciolo che avrebbe dato l’anima per stare ancora qualche minuto con me in quelle sere d’estate. Quel cucciolo con cui osservai per la prima volta le stelle, dopo aver fatto l’amore. Quel cucciolo che non vedeva l’ora di fare la nanna con me. Quel cucciolo che viveva per il mio amore e niente più. Quel cucciolo da cui magari avrei voluto un cucciolo. Quel cucciolo curioso e orgy (questa parola non la troverete mai in alcun vocabolario, e, anche se non sembra, non vuol dire nulla di volgare… anzi). Quel cucciolo che possedeva una passione immensa e che contava i minuti per vedermi. Un cucciolo insomma…

Spero che ognuno di voi pochi, che di tanto in tanto legge il mio blog, possa avere il suo cucciolo. Vi auguro di tutto cuore di poter assaporare le stesse gioie che io trascorsi con il mio.

Non ricordo di preciso quando è partita in me la voglia di scrivere, però ricordo perfettamente il primo racconto che scrissi. Avevo 10/11 anni e facevo la quinta elementare. Per i primi anni di scuola avevo avuto una maestra “vecchia guardia”, molto precisa e severa. Ricordo benissimo che anche nella durata della ricreazione era molto fiscale. Anche quando arrivava la bella stagione io ed i miei compagni ci trovevamo a guardare con invidia gli alunni delle altre classi che continuavano a giocare sul prato anche a “campanella suonata”. Questa maestra ci aveva accompagnato però solo fino alla quarta, andandosene poi in pensione e lasciandoci per l’ultimo anno delle elementari ad un’altra. E’ passato un bel po’ di tempo, ma l’immagine dell’ingresso della nuova maestra in classe è nitida. Si chiamava (o meglio si chiama) Donatella, ed era molto più giovane della precedente. Se non sbaglio aveva 27 anni. Ricordo l’età in quanto ci fece scrivere sul libro del “Piccolo Principe”, che leggevamo in classe, di rileggerlo a 27 anni. Era una donna buonissima. L’unica cosa negativa che, essendo bambino, notavo era il fatto che fumava. Beh, da li a qualche anno avrei iniziato pure io a drogarmi di nicotina… La cosa più importante e significativa che quella donna mi ha trasmesso è stato l’imparare ad imprigionare le emozioni e le sensazioni su un foglio di carta. Era primavera e con tutta la classe ci trovevamo nel giardino interno della scuola. L’edificio era molto vicino al mare e nelle adiacenze non vi erano tanti complessi. Ci disse di chiudere gli occhi e cercare di trascrivere sul foglio le sensazioni provate con le rimanenti percezioni sensoriali. Sono passati quasi 20 anni, ma vi giuro che le mie narici respirano ancora quell’aria fresca e salmastra, la mia pelle sente ancora sul viso il calore del sole, sedato dalla brezza marina; le mie orecchie odono ancora il fruscio delle foglie altalenato dal canto dei gabbiani, melodicamente accompagnato da un sottofondo fatto di mare sugli scogli. Non ricordo sicuramente cosa scrissi, ma se ora ogni tanto ci provo è grazie a lei. Nel suo progetto di vederci scrittori, ci fece comporre un piccolo racconto fantastico. Un viaggio in una località a scelta era il tema da seguire. Io scelsi Parigi… Eh si, è da quando ho 10 anni che sogno di andare a Parigi. Conosco perfettamente i monumenti e le vie principali anche se purtroppo solo su carta… Beh, quello fu il mio primo “scritto”. Sembra inverosimile, ma avevo rimosso il fatto che il narrato parlava di una storia d’amore tra un mio “io” ed una parigina di nome Francoise…

Come è strano il mondo…

Sto male perchè non posso incontrarti
Sto male perchè non posso parlarti
Sto male perchè non posso coccolarti
Sto male perchè non posso abbracciarti
Sto male perchè non posso accarezzare il tuo viso
Sto male perchè non posso baciarti
Sto male perchè non posso consolarti
Sto male perchè non posso aiutarti
Sto male perchè non posso toccarti
Sto male perchè non potrò più dormire con te
Sto male perchè non farò più foto con te
Sto male perchè non ti ho mai detto che volevo sposarti
Sto male perchè non avrò più la tua dolcezza, le tue coccole
Sto male perchè non potrò più fare l’amore con te
Sto male perchè non posso cambiare il passato
Sto male perchè sono impotente di fronte a tutta questa situazione
Sto male perchè ho fallito la mia missione
Sto male per tutto il male che ti ho fatto
Sto male per tutto quello che avrei dovuto fare e non ho fatto
Sto male perchè sono l’artefice del mio dolore
Sto male perchè non potrò più amarti e non riuscirò mai ad odiarti
Sto male perchè Ti Amo

Era la fine di aprile. Quel giorno il sole splendeva alto nel cielo riscaldando l’aria ed esaltando i profumi di quella primavera. La bella stagione finalmente era arrivata ed ogni occasione era buona per uscire dalle mura di quell’ufficio. Avevo finito di lavorare, ma non so per quale motivo non me ne ero andato. Ero inconsapevole di quello che il destino aveva in riservo per me e passavo da una stanza all’altra chiaccherando del più e del meno con i colleghi che si trovavano lì. Ad un certo punto il mio sguardo passò in sala d’attesa. Vidi lei. Il viso mi era famigliare, anche se erano passati ben 3 anni da quando i nostri occhi si erano incrociati in quei corridoi. Era cresciuta, ma conservava ancora quel viso cucciolo. I suoi occhi emanavano la stessa lucentezza e mi davano una strana sensazione. Non sapevo che fare. Non potevo farmi sfuggire l’occasione di conoscerla e quindi mi fiondavi ad aprire la porta che mi separava da quella angelica visione. Per mia fortuna in sala d’attesa vi era un distributore di bevande e quindi quale miglior scusa che prendere una bottiglietta d’acqua? Facendo finta di nulla mi avvicinai. Inserendo la monetina nel distributore continuavo a guardarla nel dubbio che non fosse lei. Avevo un’enorme paura di sbagliarmi! Lei continuava a stare seduta inibita dai miei occhi bramosi di conoscerla. Non sapevo che dire, ma volevo trovare una frase per improntare un approccio. “Cosa hai combinato stavolta?” dissi io ripensando sin da subito alle parole che avevo scelto. “Cosa?” disse lei quasi infastidita dalla domanda. “Volevo sapere come mai sei qui…” aggiunsi io ritrattando quello che avevo detto. Mi sentivo molto in imbarazzo ma allo stesso tempo soddisfatto di aver almeno ricevuto una risposta. Beh, si, poteva trattarsi di una risposta data per educazione ma avevo una strana sensazione. Sentivo circolare dentro le mie vene un qualcosa. Cominciammo così a parlare. Pochi minuti che sembravano ore. Mi spiegò cosa era successo e come mai si trovava lì. Non aveva importanza… le mie orecchie quasi non udivano, frastornate come quando un botto ti scoppia vicino. La salutai dandole confidenza, come se la conoscessi da molto, moltissimo tempo. Con parole quasi paternali poi me ne andai. Quell’incontro mi aveva segnato e non facevo altro che pensare a quegli istanti, seppur insignificanti, che avevo passato con lei. Quel pomeriggio lo passai passeggiando per il centro, osservando in modo differente qualsiasi cosa incontrassi. Anche quella fontana, che potevo aver visto centinaia, migliaia di volte era strana. Continuando il cammino osservavo come i getti d’acqua seguivano in modo armonioso i passi del mio cuore. Arrivai a destinazione. Ero arrivato alla gelateria. Sono un vero goloso e pertanto un gelataio non può che essere un mio amico. Come di consueto cominciammo a parlare delle più disparate cose; tra gli argomenti vi era però anche lei… “Sai, una ragazza che lavora per me è venuta in ufficio da te oggi”, disse il mio amico, esternando qualche preoccupazione per l’evento. “Cosa?!?!” risposi quasi incredulo. Palpitavo di gioia! “Ma chi, o meglio come si chiama questa ragazza?” aggiunsi mangiandomi mezze parole. Il gelataio rispose pronunciando il suo nome ed un sorriso si stampò sul mio viso. Era un sorriso di conferma, di speranza, di prospettiva. “Perchè sorridi?” disse lui guardandomi esterefatto. “Niente” dissi io scendendo dalle nuvole “la ho appena incontrata…”. “Molto bene…” aggiunsi progettando dentro di me come reincontrarla “quindi vuol dire che sai dirmi quando la posso trovare qui in gelateria”. Forse ero stato un po’ troppo esplicito, ma il mio desiderio era irrefrenabile. Volevo proprio rivederla e quella notizia non era altro che un portone enorme che si stava spalancando. “Non ti dirò mai quando la puoi trovare” disse il mio amico, trasmettendo una esplicita ironia dai suoi occhi. “Eddai, su, che ti costa” risposi io, in modo infantile, come quando, da bimbi, la mamma ci nega un capriccio. “No, no, non contare su di me” aggiunse lui prendendo posizione, ma sempre con fare ironico. Ci rinunciai, o meglio feci finta, cambiando discorso e parlando di tutt’altro, anche se era palese che volevo raggiungere il mio scopo. Mi sedetti quindi su una panchina, posta dinanzi alla gelateria, continuando la parte di bimbo cocciuto. Osservavo coppie di adolescenti passeggiare mano nella mano, nello splendore dei loro primi amori. Alla mente saltavano i ricordi più strani del mio passato illudendomi che potevo vivere ancora quelle sensazioni. Ero ignaro di ciò che il destino aveva in serbo per me e che m’avrebbe fatto provare da lì ad un mese. Ero contento. Contento di nulla, ma che stava già significando tutto. Mi alzai e scambiai altre due chiacchere, mentre il mio amico non riusciva a togliersi dal viso un’espressione strana, tipo di uno che te l’ha appena combinata o te la sta per combinare. Non volevo essere pesante e non gli feci nuovamente la domanda, pensando di riproporgliela l’indomani. Semplicemente lo salutai. Stavo allontanandomi quando lui mi richiamò. Mi voltai. “Martedì alle quattro…” disse lui riaprendo quel portone che si era socchiuso. Soltanto con un sorriso ringraziai il per me prezioso gesto di un amico.

E’ da tanto, troppo tempo che non riempio le “pagine” del mio blog. Anzi potrei quasi dire che me ne sono quasi dimenticato. Nel frattempo sono successe molte cose! La vita ci riserva giorno dopo giorno sorprese o risvolti che non avremmo mai lontanamente immaginato. E’ iniziato un anno nuovo un anno che per me segna tantissime cose… Ho deciso quindi di iniziare a scrivere qualcosa collegandomi a quello che è stato il mio ultimo intervento del 2009. Quasi mi vergogno… Cavolo sono passati 4 mesi!!! Effettivamente ricordo che quando scrivevo me ne stavo disteso a letto nel caldo silenzio della notte di agosto… Ahh quanto amo l’estate, anzi quanto amo le notti d’estate! In estate, di notte si respira un aria diversa. Anche all’olfatto sembra differente… Infatti penso all’odore dell’estate della mia adolescenza, che rievoco nella mia testa ma che difficilmente potrò descrivere qui. Più bell’ancora il profumo estivo di quando piove… Mamma mia! Il ricordo che mi è saltato in mente scrivendo ha scaturito un riflesso condizionato come in uno dei cani di Pavlov… Vabbè… Torniamo al discorso principale. Avevo deciso di trascrivere il testo di ciò che descrissi, nel lontano settembre 1996, nella speranza di ricevere la telefonata della mia amata…

Squilla il telefono
mentre poesie e musica cercan di consolarmi
Squilla il telefono
mentre il mio cuore batte uno, due, tre volte
Squilla il telefono
vorrei che ci fossi tu a fianco a me
Squilla il telefono
triste è l’illusione di te dall’altra parte
Squilla il telefono
e rispondendo ogni speranza se ne va

Ora non squilla più
il mio cuore si ferma un po’
riprendendo come colpito da un pugnale
perchè è bello sperare
a ciò che non si realizzerà Mai

questa è l’unica spiegazione che mi do! Perchè dico questo? Semplice! Perchè a 16 anni provavo le stesse sensazioni! Invece di crescere sto retrocedendo… Già l’anno scorso ero tornato, con il mio stile di vita, un 18 enne, ora invece inizio a riprovare le sensazioni di un vero e proprio teen ager! Vivo aspettando un telefono che non deve suonare, riutilizzando quella mia tanta amata parola “utopia”. Ritorno masochista e gran pensatore, forse addirittura macchiavellico! Ricordo a 16 anni quel giorno che, seduto sul divano, aspettavo la telefonata della mia amata, telefonata che proprio non voleva arrivare. Sapevo che non sarebbe arrivata, ne avevo la certezza quasi matematica, ma, nell’irrazzionalità dell’amore, attendevo quello squillo… Il telefono non voleva proprio sentir ragione di suonare… Le lanciette di quel vecchio orologio scandivano ore e non secondi… Il telefono poi inizia a trillare. Il mio cuore si riaccende come se una scarica elettrica lo stesse percorrendo. Si illuminava di una triste gioia. Sembrava quasi esplodere! Il cuore ed il telefono suonavano all’unissono. Il mio corpo sembrava congelato, immobilizzato, quasi in preda al panico. Riuscivo poi a reagire, mi alzavo e, come una lumaca, mi avvicinavo all’apparecchio. La mia mano quasi tremava dalla paura di concretizzare quella falsa speranza. Mi facevo infine forza e distruggevo quell’inutile sogno che avevo creato.

Questo intervento non lo pubblico ora… ora sta per 26 luglio 2009, ore 19:11… Ci sono vari motivi per cui non lo pubblico, tra cui il fatto che non trovo il mio quaderninoooo!!! Voglio trascrivere il testo originale di quello che esternavo oramai 12 anni fa!

Tutto accadde in sereno pomeriggio di maggio. In una di quelle giornate che passeresti a passeggiare al sole, parlando e camminando per ore ed ore. Quel pomeriggio mi trovavo invece in casa. Ero così tremendamente sicuro che lei sarebbe venuta e continuavo a sistemare casa per renderla il più presentabile possibile. Continuavo a guardare tutti gli orologi perchè le quattro e mezza sembravano non arrivare mai. Quattro e venticinque, ventisei, ventisette… Più che una persona in attesa di un dolce evento sembravo essere un condannato a morte in ansia per la  propria esecuzione. Le quattro e mezza sembravano  non voler arrivare cosi decisi di andare a farmi una bella doccia, rinfrescando il mio corpo e cercando di perdere tempo. Sotto la doccia anche l’acqua cadeva al rallentatore. Era una congiura! Poi finalmente il telefono squillò! Mi affrettai ad uscire, bagnando mezza casa alla ricerca del cellulare. Risposi appena in tempo. “Sono nella tua via” disse lei con quella giovanissima voce. Non sapevo cosa replicare e per non restare ammutolito risposi con un ok. “A che numero stai, è mezz’ora che cerco di parcheggiare” aggiunse lei come per giustifcarsi. Nel frattempo la sentivo camminare e non capivo che parcheggio dovesse mai cercare. Non feci in tempo a rispondere che un’ultima domanda mi colse di sorpresa “Il 20? Sono qui di fronte, mi apri?”. Dissi solo “Ok, arrivo” e chiudendo il telefono mi fiondai in camera da letto ad infilarmi jeans e maglietta. Camminando con i pantaloni mezzi calati e quasi incianpando nel tragitto verso l’ingresso raggiunsi la porta. Entrò dentro casa come una bimba entra in classe il primo giorno di scuola. Con quel sorriso che le illuminava il viso e quei sue grandi occhioni verdi. “Ciao” fu tutto quello che disse. Io mi sentivo terribilmente impacciato ed a disagio poichè non indossavo neppure le scarpe. “Mi metto le scarpe ed andiamo?” dissi io per non evidenziare il mio desiderio di stare lì con lei. L’angioletto non rispose e continuava a guardarmi mentre calzavo le scarpe. Mi rialzai e mi ritrovai proprio faccia a faccia con lei. I nostri visi talmente vicini che riuscivo a sentire il suo respiro. Quei due occhioni si erano persi dentro i miei ed io non riuscivo a staccarmi. La baciai ovvero lei baciò me, non importa, non cambia nulla. Le nostre labbra si sfioravano smosse da una passione ingenua che scivolava come ghiacchio sui nostri corpi. I miei occhi si aprivano per qualche piccolo istante ritrovando i suoi ed abbandonandoci in quell’indocile danza. Eravamo in piedi proprio vicino all’uscita. La sua schiena poggiava per metà su quell’angolo, imprigionata come su una ragnatela. La desideravo più di ogni altra cosa al mondo e con una voce quasi tremolante le dissi “Andiamo di là?”. Di là poteva significare tutto e niente poichè era la prima volta che lei entrava a casa mia. Non sapeva che stanze c’erano  anche se quelle poche parole erano molto esplicite. Con un filo di voce e con un puro sorriso mi disse “Si”. La sollevai da terra, prendendola in braccio come una principessa e la portai nella mia camera. C’era poca luce ma riuscivo a vederla perfettamente. L’adagiai sul mio letto e mi stesi al suo fianco. Riniziammo a baciarci come due amanti da una vita. Baci che non avevano tempo, baci che non avevano età, baci che accendevano le nostre anime, infuocavano i nostri corpi. Le nostre mani esploravano freneticamente, desiderose di saziare i nostri istinti. I nostri vestiti sparirono e nudi uno sull’altro i nostri cuori battevano come un rullo di tamburi. Mi sentivo un adolescente, innamorato e desideroso, che realizza il proprio sogno. Facemmo l’amore. Forse era la prima volta che il sesso eveva senso per noi. Ed eccoci esausti e appagati del nostro amore. Un amore tutto nostro. L’amore che varcava ogni limite materiale. L’amore tanto desiderato e mai raggiunto. Osservavo la sua schiena, indorata dallo spiraglio di luce che perveniva da fuori. Percorrevo con le mie dita la sua pelle vellutata, disegnando strade e ponti, sfiorando i suoi fianchi per vederla ridere un po’. Il suo viso tutto ad un tratto s’incupì, preoccupato di quello che era accaduto o quello che stava accadendo. Le mie braccia non bastavano più a darle quella sicurezza che tanto desiderava e il suo cuore iniziava ad allontarsi dal mio. Non volevo lasciarlo scappare, ma neppure imprigionarlo del mio amore. La mia bocca si avvicnò al suo orecchio. La mia testa era vuota, senza ragione, senza paure. E’ in quei momenti che il cuore prende il sopravvento, mettendo in un angolo la razionalità. Con un filo di voce, leggermente sollevata da questa nuova emozione, uscirono queste parole “libera la mente, non pensare a niente. Ora sei qui con me”. Sentii il suo cuore riavvicinarsi al mio. Come un treno senza conducente e senza alcuna volontà di fermarsi accelerava la sua corsa. Mi strinse forte, mentre i suoi occhi luccicavano di una gioia immensa. La sua testa si abbandonava sul mio petto ubriacandomi col profumo dei suoi capelli. Non so quante ore passammo così! Il tempo non aveva più un senso, forse nulla più ne aveva. Vivevamo nell’egoismo spensierato del nostro amore. Come un quadro, che rendeva dipinti così da lì all’eternità.

Volare. Io ho una paura folle di volare e sono passati più di 6 anni da quando ho preso per l’ultima volta l’areo. Non so cosa mi spaventa, cosa mi preoccupa o suggestiona a tal punto di essere terrorizzato al sol pensiero che quell’enorme ammasso di metallo si sollevi da terra. Eppure volare da un senso di libertà enorme. Non sono mai riuscito a gettarmi da un aereo, anche se un tempo l’idea di fare il brevetto di paracadutista mi entusiasmava un sacco. Ho provato il bunjee jumping ed è stata un’esperienza fantastica. Sentirsi nel vuoto, leggeri… sembrava proprio di volare, o almeno credo. Non posso avere la certezza di cosa si provi a volare con le proprie forze, non sono un gabbiano. Eppure gli istanti passati tra il cielo e la terra sono istanti bellissimi di immensa libertà. Ho paura di volare? Eppure volo tutti i giorni, volo alla ricerca di correnti ascensionali giuste, volo cercando di andare sempre più in alto, ma finendo il più delle volte con l’andare in stallo e precipitare giù. Eh si, bisogna saper volare e forse un’intera vita non basta per affinare la tecnica. Volare non è affatto semplice, si incorre in una marea di vuoti d’aria, di tempeste, di uragani. Bisogna seguire gli spiragli di luce che tra il grigio ed il viola delle nuvole ci indicano la rotta per il cielo. Occorre molta forza e fermezza, soprattutto quando sei precipitato giù. Spiccare il volo da terra non è affatto semplice, necessità di una potente spinta e di una vera costanza. E poi, pian piano, si riprende quota, si rinizia a  planare, lasciando alle spalle le pianure già visitate, continuando a guardare l’orrizzonte e sperare.

Non so come iniziare questo intervento, ma ho una gran voglia di scrivere. Dopo tre sere consecutive passate a bere e “ballare” sento proprio il bisogno di scaricare un po’ di me stesso in queste poche righe. Sono da poco tornato a casa e per svariati motivi sono veramente stanco. Proprio per questa stanchezza non mi soffermerò su discorsi moralistici e non parlerò delle mie, talvolta singolari, visioni di vita. Voglio scrivere e basta! Scrivere mi fa star bene, libera la mia mente e le mie dita su questa tastiera corrono ininterrottamente narrando la mia prospettiva. Stasera, come nelle ultime due serate, ho bevuto un bel po’ abbandonando il mio corpo alla frivolezza delle illusioni del benessere. L’alcool modifica le nostre percezioni e accontenta il nostro io così come l’attività onirica seda il nostro subconscio. Sicuramente leva temporaneamente le nostre inibizioni e ci rende capaci di cose che nella nostra normalità non faremmo, ma restano sempre futili tentativi di realizzarci, di sentirci vivi. L’effetto prima o poi svanisce e le sensazioni, i problemi ed i nostri tormenti interiori restano sempre gli stessi… Ammetto, avversamente a quanto detto, che come necessitiamo di sognare per appagare i nostri desideri più profondi, abbiamo anche bisogno di sfogare la nostra indole ad occhi aperti.

“L’uomo veramente solo non è quello che vive nella solitudine, ma colui che non sa assaporare quel che la vita da”

Eh si… assaporare tutto! Assaporare stati contrapposti come gioia e dolore e sentirsi ancora vivi! Vivi e basta! Preferisco soffrire, se quel che cagiona la mia sofferenza è stata una gran gioia! Vivere giorno dopo giorno spalancando gli occhi e riflettendo sulla nostra fortuna: la fortuna di essere vivi. Respirare, osservare le nuvole su di un cielo blu, sentire una brezza che accarezza la tua pelle come sfiora le foglie di un albero… Vivere! La solitudine ti fa apprezzare maggiormente ciò che la vita da, ti insegna a gioire nell’essere vivo e non ti lascia mai solo. Povera è invece la persona che non apre gli occhi, che non sa udire o odorare… che è ammaliato da finte sensazioni ma che alla fine della giornata lo rendono realmente solo.

L’una e cinque di un’altra caldissima notte di questo luglio. Luglio ormai morente  che mi prospetta un agosto di spensieratezza e relax. Mancano infatti meno di 10 giorni alle ferie che, quest’anno, desidero più di ogni altra cosa. Vacanze da trascorrere nella mia isoletta e non in quelle tanto ambite località turistiche dove i miei coetanei cercano di appagare la propria indole materialista e superficiale. Con i miei genitori, con i miei amici e con il mio tanto amato mare! Ormai anche le vacanze, invernali o estive, sono per i giovani d’oggi un prezioso da sfoggiare, assieme a foto dei loro fisici palestrati, abbronzati e perfetti! Eh si, oramai si è persa la concezione delle vera bellezza della vita! In questi giorni, per l’appunto, sono stato quasi definito uno “sfigato” perchè vivo in una dimensione ristretta, non fatta di cose futili. Cose che ci ingannano sulla realtà della felicità, cose che ci rendono un secondo felici ma che poi ci lasciano vuoti. La felicità è un’opera in continua costruzione, è un qualcosa che ognuno di noi deve ricercare dentro di sè! Non si concretizza nell’uscire tutte le sere, nel ricercare locali sempre nuovi, nel bere o drogarsi! Anche quattro chiacchere sanno renderci felici… Non voglio fare il buon samaritano o il patetico, ma la vita ci ha dato un corpo ed un’anima affinchè possiamo gioire dei frutti che questi ci danno. L’amore ci riempie di gioia, ci separa dalla realtà! Riesce a trasmetterci sensazioni che nessun psicofarmaco potrebbe illuderci di provare. L’amore fatto di sesso e tenerezza, di passione e coccole, di gioco e… Io non ho bisogno di essere triste per sentirmi vivo, ma di amare! Utilizzo tale concetto poichè anche questo m’è stato rinfacciato! Rinfacciato da una persona che, aimè, ha sofferto più del doppio di me e che, forse, mai più recupererà tutto se stesso. Io non potrei mai vivere senza l’amore! L’amore è per me l’ossigeno della mia esistenza! Come dicevo qualche giorno fa è la mia ragione di vita. Ho sempre desiderato l’amore perfetto e magari un giorno lo troverò, completando la mia opera. La felicità nell’amore e l’amore nella felicità.

Il 5 di luglio, con un sms, idealizzavo la mia felicità in un sogno ad occhi aperti, nel pensiero del mio ritorno a casa dopo una lunga notte:

ritrovare te dormiente, vedere adagiato il tuo corpo sul mio letto e ammirare il tuo volto spensierato che, scostandosi dal cuscino, fa nascere un sorriso.

Un’utopia? Per una volta no, ma il bellissimo ricordo di un passato

“Nella solitudine ritrovo la mia serenità, nell’amore la mia ragione di vita”

Vivere per amare ed amare vivendo… Lasciando il dovuto spazio alla solitudine… è possibile? Inizia così la mia riflessione di oggi, magari un po’ confusa, ma che sicuramente esterna il mio attuale pensiero. Percorrendo chilometri sopra chilometri su strade sole e conciliatrici, ho riflettuto su quello che in contrapposizione mi fa star bene. Io trovo, in gran parte, la mia serenità nella solitudine, dentro le mura domestiche ma anche su una scoglio in fondo ad una diga del mio amato litorale. Nella solitudine concilio il mio io, assaporo gli istanti che questa esistenza mi da e riesco ad aprire gli occhi. Aprire gli occhi su quelli che sono le reali bellezze dell’essere, su quello che questo percorso ci dona. Eh si… siamo cosparsi attorno di doni e, come bimbi viziati, neppure ce ne rendiamo conto. Dall’altra parte però sono consapevole che non potrei vivere senza amore, vivere senza la possibilità di amare ed essere amato. Ne faccio una ragione di vita! L’amore è un fenomeno sociale contrapposto alla solitudine. Transitivamente l’evidenzia anche la famosa citazione di Mignon McLaughlin: “Nell’aritmetica dell’amore, uno più uno uguaglia tutto e due meno uno non uguagliano niente”. “In 1″, da soli, privilegiando il rapporto con se stessi, non vi è amore. La soluzione può essere logica; quella logica è molto semplice da trovare: compromessi! E quella irrazionale? Beh, quella non so quale sia.

Ecco un fulmine! 1… 2… 3… secondi, arriva un tuono… Beh questo temporale è abbastanza vicino. Anche stasera è arrivato un temporale. Il temporale mi ha sempre affascinato, nella maestosità della sua luce e del suo frastuono. Anche il cielo ogni tanto s’arrabbia e scatena la sua ira con prepotenti parole di luce… E’ difficile definire se sia rabbia o sofferenza… Magari entrambe! Scendono da quegli immensi occhi blu tante lacrime… Lacrime che s’uniscono in volo, per poi separarsi ancora… Lacrime che non solcano le guance ma che sanno accarezzare il tuo viso. Lacrime che tutto trasformano, che, invero, tutto abbelliscono. Il temporale…

Uffa, non trovo più il mio quadernino… Quel quadernino la cui copertina ho sempre tanto odiato! Non posso dire lo stesso di quelle pagine bianche che, riempiendosi, hanno accompaganto la mia adolescenza. Sono giorni che lo cerco, ma non riesco proprio a trovarlo! So di certo quando è stata l’ultima volta che lo ho preso, e che lo ho mostrato a qualcuno… Infatti ricordo di averlo, anche in quell’occasione, ricercato per un po’… Caspita, mi vergognavo un po a leggere quelle frasi che avevano senso solo per me. Vabbè, lasciamo perdere! In compenso ho magicamente ritrovato un marsupio che pensavo perso… All’interno il telecomando dell’allarme di casa e biglietti del treno… E che biglietti!! Datano 26 agosto 2005, una giornata che non potrò mai dimenticare, una giornata che ha segnato parte della mia vita… Beh, ora non ho voglia di parlarne però.

Vivere il presente, non guardando il passato e non pensando al futuro… Era da un po’ di tempo che avevo deciso di seguire questa condotta, di cercare la mia serenità giorno dopo giorno senza soffrire per il mio passato e senza pensare dove mi porterà il mio futuro… Poi due giorni fa ho sentito un peso, un’insieme di incertezze e problematiche piombarmi dentro tutte nello stesso istante… Pensieri, problemi, dubbi, angosce che senza chiedere “permesso” si sono arrogantemente fiondate su di me… E piangere per quanto sono stato cattivo, piangere per la sofferenza che ho cagionato, piangere anche per l’incertezza del presente… Magari mi contraddico, ma anche il presente ha bisogno di certezze per essere vissuto serenamente… E poi un’altra notte a ricercare me stesso, un’altra notte con la testa che vagava in mille pensieri, un’altra notte alla disperata ricerca di quello che voglio… Egoista? si, sono egoista e molto spesso utilizzo questo verbo… volere! Io vorrei tante cose e tante magari già ce l’ho ma quello che non riesco ad avere è la mia serenità. La notte è poi passata dissolvendosi in un’alba stupenda, fatta di mille colori, con un sole che ancora addormentato non voleva apparire… Un’alba con qualche nuvoletta qui e là, un’alba dipinta che per un secondo ha spazzato via la mia superficialità… Sentivo il profumo del mattino, la musicalità dei dialoghi degli usignoli, e l’aria fresca che mi riconduceva a qualche anno fa… L’alba con la sua prospettiva perfetta! L’alba di un mattino d’estate, l’alba che bacia, come una mamma, il tuo viso… L’alba che ti coccola, ti sorride e ti avvolge con la sua serenità. L’alba che t’ama, ma che poi deve abbandonarti… Così è iniziata una delle giornate più tristi di questo 2009… Una giornata che sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontare, ma che, masochisticamente, avrei voluto più in là. Avrei voluto farmi conoscere meglio, far veder il mio vero io, aprendo tutte le porte di questa esistenza. Ed invece no… Il destino aveva già prospettato gli eventi, aveva deciso che con un sorriso di lacrime che implodevano dentro me si concludesse tutto. Con una smorfia, svelata dal luccichio dei miei occhi, ammessa da quel nodo in gola che non si slega… E poi come pioggia cadere le mie lacrime sui miei pantaloni, chiedere di allontanarti consapevole della sofferenza che m’avrebbe cagionato il rimorso di quell’abbraccio… Girare e girare con la vista appannata, senza pensare a nulla e pensando a tutto… Non pensando più al presente, ma al passato ed al futuro… Sembra invero ma in quei momenti non si vive il presente ma ci si proietta nel passato e nel futuro cercando risposte che non ci sono, o speranze che non devono esistere. In un abbraccio c’è stata l’alfa e l’omega e con la stessa intensità la gioia ed il dolore… Non mi pento di nulla… anzi! Tutto è bilanciato… sapevo che una grande gioia mi avrebbe portato un grande dolore… Purtroppo sono fatto così… anche se vorrei che il dolore fosse inversamente proporzionale alla mia gioia… E’ stato breve, ma intenso… è stato strano, ma piacevole… Mi chiedo cosa è stato però… Non riesco a definirlo ora, non riesco a ragionare, a non pensarci… E’ impossibile non provare il brivido che quell’abbraccio m’ha dato… Un abbraccio che aveva il calore materno, la passione di un fuoco mai spento e l’innocenza di un bambino… Potessi veramente descriverlo, non basterebbero le parole conosciute o inventate… un abbraccio che ha segnato un’altra parte della mia vita e che ha saputo farmi riprovare emozioni che pensavo smarrite.

il titolo potrà sembrare contorto o insenstato, ma un senso alla fine ce l’ha…
meno 1 perchè manca 1 giorno al mio ventottesimo compleanno… e quota zero, in quanto mi sento di non aver ancora concluso nulla di positivo, di importante nella mia vita…
mancano meno di 24 ore al mio 28simo compleanno e sono qui di fronte al pc a piangere…. non mi vergogno a dirlo! Anzi sono fiero di ammetterlo… Di norma noi uomini cerchiamo sempre di nascondere le nostre emozioni e chissa per quale ormonale ragione deridiamo i nostri simili che piangono…. Eh si, sono qui a piangere, in cerca di mille risposte. Risposte che non hanno domande, ma solo derivate da un grosso tormento interiore… La situazione non va più bene… non va più bene proprio nulla…
Non so più quello che voglio e non ho più una meta… piango e ripiango pensando alla serenità ed alla spensieratezza che accompagnavano le mie giornate soltanto pochi mesi fa…
Siamo febbraio e tra poco questo inverno finirà, ma sono sicuro che continuerà ancora a lungo per me… Voglio l’estate, voglio il sole, voglio il calore, voglio la luna ed un cielo stellato, voglio… cosa voglio…. voglio capire soltanto che succede… capire cosa è successo, capire chi o cosa…. da buon irrazionale credo nella razionalità… credo nelle spiegazioni concrete, credo e basta….
C’è qualcosa che ancora non torna… qualcosa che non quadra… qualcosa.
Devo capire… ritrovando prima la mia serenità…. quella serenità che fa ragionare, che fa comprendere, che apre gli occhi. La serenità che può illuminarmi sulle piccole cose sconsiderate e che mi difenda dall’oscenità delle paranoie.
La domanda…. beh forse un po’ retorica…
“Possono le sensazioni modificare un rapporto?”
il titolo potrà sembrare contorto o insenstato, ma un senso alla fine ce l’ha…
meno 1 perchè manca 1 giorno al mio ventottesimo compleanno… e quota zero, in quanto mi sento di non aver ancora concluso nulla di positivo, di importante nella mia vita…
mancano meno di 24 ore al mio 28simo compleanno e sono qui di fronte al pc a piangere…. non mi vergogno a dirlo! Anzi sono fiero di ammetterlo… Di norma noi uomini cerchiamo sempre di nascondere le nostre emozioni e chissa per quale ormonale ragione deridiamo i nostri simili che piangono…. Eh si, sono qui a piangere, in cerca di mille risposte. Risposte che non hanno domande, ma solo derivate da un grosso tormento interiore… La situazione non va più bene… non va più bene proprio nulla…
Non so più quello che voglio e non ho più una meta… piango e ripiango pensando alla serenità ed alla spensieratezza che accompagnavano le mie giornate soltanto pochi mesi fa…
Siamo febbraio e tra poco questo inverno finirà, ma sono sicuro che continuerà ancora a lungo per me… Voglio l’estate, voglio il sole, voglio il calore, voglio la luna ed un cielo stellato, voglio… cosa voglio…. voglio capire soltanto che succede… capire cosa è successo, capire chi o cosa…. da buon irrazionale credo nella razionalità… credo nelle spiegazioni concrete, credo e basta….
C’è qualcosa che ancora non torna… qualcosa che non quadra… qualcosa.
Devo capire… ritrovando prima la mia serenità…. quella serenità che fa ragionare, che fa comprendere, che apre gli occhi. La serenità che può illuminarmi sulle piccole cose sconsiderate e che mi difenda dall’oscenità delle paranoie.
La domanda…. beh forse un po’ retorica…
“Possono le sensazioni modificare un rapporto?”

Ci sono sere passate anche per un istante a guardare le stelle, sere in cui ti senti padrone del mondo, in cui ti senti invincibile, sere in cui nulla ti manca, sere in cui anche un solo minuto in più diventa un prezioso momento da ricordare per tutta la vita. Il fresco dell’esate, un piccolo posto appartato, baci… abbracci sorrisi e la tenerezza di un amore genuino, Vero! Sere in cui la pasione ti trasporta e ti coinvolge, infuocando le menti accelerando il cuore. Sere in cui i vetri si appannano, in cui i vestiti spariscono ed i corpi si fondono… Sere di “dadi in frenetico movimento”, sere fatte di dolci paure e voglia di eternità. Sere che solcano la nostra giovinezza, che maturano i nostri sentimenti. Sere fatte di novità antiche ma sempre fresche. Sere in cui tutto sparisce, nulla si ode… Sere fatte di sole due parole: Ti amo.

3 Luglio… Mi piace questa data! Eh si, anche questa data sarà una data da ricordare, una data segnata da un avvenimento… Un qualcosa che non pensavo di realizzare ma che, come tutto il suo contesto, è stata invocata dal mio cuore. Non mi capacito ancora di questo! Non comprendo come il mio cuore prenda il sopravvento anche sulle parole pronunciate dalle mie labbra. Una cosa è certa: è quello che voglio! Sono consapevole che il cammino è lungo e che la strada da percorrere avrà salite e discese, curve improvvise ed ostacoli, ma ciò non mi spaventa. Affronterò tutto con la serenità che ora ho, con questa serenità che mi sta allegerendo l’anima, con questa serenità che tanto cercavo e finalmente ho trovato.
Cavolo, ma dove eri???
3 Luglio… Mi piace questa data! Eh si, anche questa data sarà una data da ricordare, una data segnata da un avvenimento… Un qualcosa che non pensavo di realizzare ma che, come tutto il suo contesto, è stata invocata dal mio cuore. Non mi capacito ancora di questo! Non comprendo come il mio cuore prenda il sopravvento anche sulle parole pronunciate dalle mie labbra. Una cosa è certa: è quello che voglio! Sono consapevole che il cammino è lungo e che la strada da percorrere avrà salite e discese, curve improvvise ed ostacoli, ma ciò non mi spaventa. Affronterò tutto con la serenità che ora ho, con questa serenità che mi sta allegerendo l’anima, con questa serenità che tanto cercavo e finalmente ho trovato.
Cavolo, ma dove eri???
Occhi chiari, brillanti a volta fuggitivi
un verde di lunghe pianure e colline
occhi sognatori, romantici
poetica esplosione di luce
occhi caldi, passionali
braciere mai spento
occhi sensibili e dolci
occhi vispi e puerili
occhi felici e spensierati
occhi innamorati in gioco
occhi di luna piena d’estate
occhi di mare calmo al tramonto
occhi d’amore
i tuoi occhi…
Non devo aggiunngere commenti o descrizione a ciò che ho scritto sopra. Questi sono i miei penseri mentre penso a quegli occhi… Eh si… quei due occhioni sono ormai impressi indelebilmente, sono fotografati nel mio cuore e lo saranno per sempre…
Occhi chiari, brillanti a volta fuggitivi
un verde di lunghe pianure e colline

occhi sognatori, romantici
poetica esplosione di luce

occhi caldi, passionali
braciere mai spento

occhi sensibili e dolci
occhi vispi e puerili
occhi felici e spensierati
occhi innamorati in gioco
occhi di luna piena d’estate
occhi di mare calmo al tramonto

occhi d’amore

i tuoi occhi…

Non devo aggiunngere commenti o descrizione a ciò che ho scritto sopra. Questi sono i miei penseri mentre penso a quegli occhi… Eh si… quei due occhioni sono ormai impressi indelebilmente, sono fotografati nel mio cuore e lo saranno per sempre…
ore 03.05 alla fine oramai questo è il mio orario preferto per scrivere sul blog… Sono appena tornato a casa, stanco, direi proprio esausto! Dio mio questa estate è proprio massacrante ed il calore dentro le mie mura domestiche di certo non è da meno… Anche oggi una bella giornata, ma soprattutto delle bellissime foto! Dio mio quanto amo le foto…. imprigionare, cristalizzare delle immagini è una cosa a dir poco bellissima, soprattutto quando le fai con “qualcuno”. Saranno attimi che non dimenticherò, anche quando, magari fra anni, i miei capelli saranno grigi e  la mia pelle piena di rughe. Le foto congelano istanti della nostra vita che vorremmo o non vorremmo ricordare, ma che sicuramente ci hanno reso felici. Eh si, a distanza di anni le foto sanno ricreare dentro le stesse emozioni vissute in quel click; ci fanno riassaporare i momenti fatti di profumi, che indelebili riattraversano le nostre menti. Ci sono foto che mi ricatapultano veramente all’atto di quando le scattai con un coinvolgimento di tutti i sensi: riesco a sentire i rumori, il profumo dell’aria, il calore di un abbraccio e la tenerezza d uno sguardo. Sarebbe bello poter rivivere i momenti come il protagonista di “The Butterfly effect” soltanto osservando una foto, magari sconvolgendo gli errori fatti o dicendo quelle parole che non sono mai state dette, però la vita è questa e bisogna sottostare alle sue regole. Ogni tanto quando osservo foto di gente che non conosco penso ai pensieri, alle sensazion provate quando le stavano facendo, penso ai destini più o meno felici che si sono succeduti a quel click, penso a quello che può essere successo…
Non vengo bene in foto… non sono proprio fotogenico, oppure non mi reputo tale, tant’è che ogni qualvolta mi vedo in foto non mi piaccio (Beh ancor peggio quando sento la mia voce registrata). Però amo farle, amo fermare quei momenti, magari semplici e futili, che sono avvenuti in un momento della mia vita. Le foto infatti non solo ricordano il nostro passato, ma anche ci ricordano che il tempo passa… Di fronte ad una foto ci rendiamo conto di quanto tempo è passato e di come magari sia volato.

ore 03.05 alla fine oramai questo è il mio orario preferto per scrivere sul blog… Sono appena tornato a casa, stanco, direi proprio esausto! Dio mio questa estate è proprio massacrante ed il calore dentro le mie mura domestiche di certo non è da meno… Anche oggi una bella giornata, ma soprattutto delle bellissime foto! Dio mio quanto amo le foto…. imprigionare, cristalizzare delle immagini è una cosa a dir poco bellissima, soprattutto quando le fai con “qualcuno”. Saranno attimi che non dimenticherò, anche quando, magari fra anni, i miei capelli saranno grigi e  la mia pelle piena di rughe. Le foto congelano istanti della nostra vita che vorremmo o non vorremmo ricordare, ma che sicuramente ci hanno reso felici. Eh si, a distanza di anni le foto sanno ricreare dentro le stesse emozioni vissute in quel click; ci fanno riassaporare i momenti fatti di profumi, che indelebili riattraversano le nostre menti. Ci sono foto che mi ricatapultano veramente all’atto di quando le scattai con un coinvolgimento di tutti i sensi: riesco a sentire i rumori, il profumo dell’aria, il calore di un abbraccio e la tenerezza d uno sguardo. Sarebbe bello poter rivivere i momenti come il protagonista di “The Butterfly effect” soltanto osservando una foto, magari sconvolgendo gli errori fatti o dicendo quelle parole che non sono mai state dette, però la vita è questa e bisogna sottostare alle sue regole. Ogni tanto quando osservo foto di gente che non conosco penso ai pensieri, alle sensazion provate quando le stavano facendo, penso ai destini più o meno felici che si sono succeduti a quel click, penso a quello che può essere successo…
Non vengo bene in foto… non sono proprio fotogenico, oppure non mi reputo tale, tant’è che ogni qualvolta mi vedo in foto non mi piaccio (Beh ancor peggio quando sento la mia voce registrata). Però amo farle, amo fermare quei momenti, magari semplici e futili, che sono avvenuti in un momento della mia vita. Le foto infatti non solo ricordano il nostro passato, ma anche ci ricordano che il tempo passa… Di fronte ad una foto ci rendiamo conto di quanto tempo è passato e di come magari sia volato.

ho pochissimi minuti, ma ho troppo voglia di scrivere… perchè? Perchè sono contento… Mi riempio di gioia e….
Beh, nonostante stia  morendo dalla voglia di lei, riesco ad accontentarmi di sentirla finalmente serena dall’altra parte del telefono… La mia gioia dipende anche dalla sua serenità… Non c’è felicità più grande di sentirla finalmente star meglio perchè “i tuoi problemi lo sai sono i miei”… Questa estate sta iniziando a prendere il verso giusto…
Questo sole ha schiarito le nuvole che ingrigivano le nostre anime
ho pochissimi minuti, ma ho troppo voglia di scrivere… perchè? Perchè sono contento… Mi riempio di gioia e….
Beh, nonostante stia  morendo dalla voglia di lei, riesco ad accontentarmi di sentirla finalmente serena dall’altra parte del telefono… La mia gioia dipende anche dalla sua serenità… Non c’è felicità più grande di sentirla finalmente star meglio perchè “i tuoi problemi lo sai sono i miei”… Questa estate sta iniziando a prendere il verso giusto…
Questo sole ha schiarito le nuvole che ingrigivano le nostre anime
Osservo il sole che sorge
un nuovo dì che inizia
ricordo il primo giorno che t’ho incontrata
Osservo il sole a mezzogiorno
vedo le nostre passeggiate, la tua mano
il tuo viso
Osservo il sole che tramonta
una giornata che finisce e
vedo noi due e il nostro amore
Eh si… l’amore è proprio come una giornata! Può sembrare assurdo, ma l’amore metaforicamente si adatta perfettamente a tante cose… C’è chi l’ha comparato alla luna, con le sue fasi… c’è chi lo ha comparato ad un anno con le sue stagioni…. c’è chi lo ha paragonato all’acqua… Io, in questo piccolo componimento del 1997 ho deciso di paragonarlo ad una giornata, fatta di alba, mezzogiorno e tramonto…. L’osservare alba e tramonto, con il loro contrapporsi, resta dentro… Non dimentico e non dimenticherò tutti i tramonti visti da una panchina della mia amata isoletta, come non scorderò mai le notti trascorse sulla sabbia aspettando l’alba…. L’amore è proprio come una giornata e vi sono mille ragioni… Come dicevo prima sia le albe che i tramonti restano dentro di noi, nei nostri ricordi… allo stesso modo anche gli amori passati non si dimenticano… Non è soltanto questo a spingermi a rendere simili amore e giornata… Il cuore di questa mia tesi si basa su ben altri criteri. La giornata e l’amore di una relazione hanno un inizio, un apice ed una fine (purtroppo), proprio come una giornata. L’alba diventa quindi l’inizio di una storia amorosa, con il primo incontro dell’amata… La storia prosegue, gli amanti continuano il loro cammino, sino ad arrivare al mezzogiorno ove, come per l’alba, sono conservati i ricordi più belli fatti di passeggiate, di calde strette di mano, di un viso, uno sguardo indelebile. E poi il tramonto, la fine di una giornata e la fine di un amore…
Fato volle che la relazione che mi spinse a scrivere queste parole aveva avuto inizio proprio di mattina… non proprio all’alba, ma comunque di mattina presto… e che la fine di tale storia avvenne proprio in un tramonto esitvo…
Osservo il sole che sorge
un nuovo dì che inizia
ricordo il primo giorno che t’ho incontrata
Osservo il sole a mezzogiorno
vedo le nostre passeggiate, la tua mano
il tuo viso
Osservo il sole che tramonta
una giornata che finisce e
vedo noi due e il nostro amore
Eh si… l’amore è proprio come una giornata! Può sembrare assurdo, ma l’amore metaforicamente si adatta perfettamente a tante cose… C’è chi l’ha comparato alla luna, con le sue fasi… c’è chi lo ha comparato ad un anno con le sue stagioni…. c’è chi lo ha paragonato all’acqua… Io, in questo piccolo componimento del 1997 ho deciso di paragonarlo ad una giornata, fatta di alba, mezzogiorno e tramonto…. L’osservare alba e tramonto, con il loro contrapporsi, resta dentro… Non dimentico e non dimenticherò tutti i tramonti visti da una panchina della mia amata isoletta, come non scorderò mai le notti trascorse sulla sabbia aspettando l’alba…. L’amore è proprio come una giornata e vi sono mille ragioni… Come dicevo prima sia le albe che i tramonti restano dentro di noi, nei nostri ricordi… allo stesso modo anche gli amori passati non si dimenticano… Non è soltanto questo a spingermi a rendere simili amore e giornata… Il cuore di questa mia tesi si basa su ben altri criteri. La giornata e l’amore di una relazione hanno un inizio, un apice ed una fine (purtroppo), proprio come una giornata. L’alba diventa quindi l’inizio di una storia amorosa, con il primo incontro dell’amata… La storia prosegue, gli amanti continuano il loro cammino, sino ad arrivare al mezzogiorno ove, come per l’alba, sono conservati i ricordi più belli fatti di passeggiate, di calde strette di mano, di un viso, uno sguardo indelebile. E poi il tramonto, la fine di una giornata e la fine di un amore…
Fato volle che la relazione che mi spinse a scrivere queste parole aveva avuto inizio proprio di mattina… non proprio all’alba, ma comunque di mattina presto… e che la fine di tale storia avvenne proprio in un tramonto esitvo…
Ore 08:52…. lunedì…
Sono 4 giorni che non aggiorno il mio blog ed il motivo è semplice: il tempo è sempre meno… Tra il lavoro e la mia piccola non mi rimane molto tempo da dedicare ai miei pensieri… Oggi ho un solo pensiero in testa e perchè non parlarne sul blog? Ho una curiosità grandissima di vedere come si evolveranno le cose oggi, di vedere come andrà questa “prova del 9″… Sono proprio curioso… alla fine resto sempre della convinzione che
“i sentimenti, nella loro limpidezza, traspaiono non da grandi gesti ma dalle piccole cose…”
Ore 08:52…. lunedì…
Sono 4 giorni che non aggiorno il mio blog ed il motivo è semplice: il tempo è sempre meno… Tra il lavoro e la mia piccola non mi rimane molto tempo da dedicare ai miei pensieri… Oggi ho un solo pensiero in testa e perchè non parlarne sul blog? Ho una curiosità grandissima di vedere come si evolveranno le cose oggi, di vedere come andrà questa “prova del 9″… Sono proprio curioso… alla fine resto sempre della convinzione che
“i sentimenti, nella loro limpidezza, traspaiono non da grandi gesti ma dalle piccole cose…”

Era inevitabile… Dopo aver dormito questo pomeriggio mi ritrovo alle 1.35 senza il minimo sonno… Devo ammettere che avevi ragione. Sto in questi istanti realizzando il disegno di ciò che in mattinata ho intenzione di fare… Sto calcolando orari e tempi, nella speranza di farcela… E’ un’impresa ardua, ma io non mi faccio mai intimorire da nulla… anzi, più è difficile quello che voglio fare e più sono spronato nel farlo… Cosa voglio fare? Beh semplice l’unica cosa per cui ammetto una bugia. Devo fare molta attenzione e valutare tante cose… La prima che mi viene in mente è che fra meno di 5 ore sarò già in piedi, pronto a iniziare la mia “missione”… quindi devo sforzarmi di dormire un po… La seconda cosa a cui sicuramente devo fare attenzone consiste nell’entrare nella “tana del lupo” senza essere notato e senza lasciare traccia… forse la parte più ardua… (mi sembra di essere in un cartone di Tom&Jerry, laddove Tom deve sottrarre l’osso al bull dog che, dormiente, lo custodisce tra le sue zampe). Sono indeciso solo sul “post missione” e quindi lascio al mio amato destino la decisione… Beh ora forse è meglio se veramente vado a dormire, altrimenti la missione partirà di certo non con il verso giusto…

Sono le nove e sono ancora sveglio… Dopo una notte che non finiva più questa mattina alle 4 e 30 circa ho finalmente rivisto un cielo senza nuvole e finalmente il sole…. Un sole che in qesti giorni sembrava un miraggio tant’è che non ho resistito a non mandare un sms… Fuori finalmente c’è un tempo stupendo, anche se la pioggia non aveva cambiato l’estate che era già scoppiata dentro me. Ora non riesco a dormire, nonostante un sonno terribile… Ho provato a distendermi a letto, ma niente continuo a fissare il soffitto… sarà il tempo o forse no… Mah… Saranno solo pensieri che vagano nella mia mente…. Speriamo vada tutto bene… Lo  spero con tutto il cuore…!

Chiamarsi “Amore” è sicuramente tra i vezzeggiativi che si possono utilizzare per chiamare il proprio partner quello che preferisco. Mi piace trovare sempre nomignoli differenti… naturalmente appropriati! Non ho e non utilizzo mai gli stessi, perchè le sensazioni che sa darti una persona e quello che senti non è mai uguale… Tornando a “amore”… beh amore scaurisce in me tante cose… Sentirmi chiamare amore mi fa sentire coccolato… anche la mamma mi chiamava “Amore” :) Anche io a mia volta chiamo amore… Questa parola esce dalle labbra senza che me ne accorga e può passare inosservata… Se però viene notata mi imbarazzo… non so perchè… è come il non voler far vedere la mia parte interiore, quello che c’è sono sotto questi mille gusci… (Sto bene dentro il mio guscio… sono protetto)

Cuore a 1000, ansia paurosa e poi aprire gli occhi e fissare ancora quella sveglia ed anche oggi quelle tre cifre: 4:09… E’ il secondo giorno che mi sveglio alle 4 e 09 e la cosa mi inquieta parecchio… Anche oggi come ieri mi sono svegliato di soprassalto non ricordando cosa stavo sognando. Beh presumo un incubo, altrimenti non si spiegherebbero il battito così accelerato ed un’ansia da panico in corpo… Quello che non mi spiegho sono quelle cifre che come anche oggi “mi perseguitano”… Eppure ieri ho passato una bella serata, tranquilla spensierata, di quelle che ne passeresti ancora 1000 e poi 1000 e poi 1000 ancora…. Anche oggi come ieri mi sono alzato e messo davanti a questo pc ad esternare queste sensazioni (speriamo che almeno oggi riesca a pubblicare questo intervento, altrimenti è proprio una condanna!!!). Cosa mi succede? Cos’è che mi porta, nonostante la stanchezza e sonno, a svegliarmi a questa precisa ora? Beh come prima cosa sicuramente domani inizierò con il togliere quella sveglia dal mio comodino… quella sveglia che era puntata per le 6 e 50, quella sveglia che anche oggi mi ha strappato silenziosamente dalle braccia di Morfeo.

27 anni, un lavoro, una casa, padre madre e sorella che mi vogliono bene… Beh di certo non mi manca nulla eppure talvolta sono insoddisfatto e il perchè non lo so neppure io… il perchè trova radice nel fatto che neppure io so cosa voglio dalla vita. Beh di certo voglio serenità e gioia. Beh sembrerò magari a tratti patetico, ma non è semplice trovare serenità e gioia. Quando pensi di aver raggiunto tutti gli scopi che ti eri prefisso, quando pensi di aver reggiunto le mete ti ritrovi a non sapere più cosa vuoi. Ci sono giorni che vorrei una ragazza, una donna, un amore… ed altri che non vorrei avere nessuno al fianco, starmene da solo “nella mia tana” osservando tutto ciò che mi accade intorno da spettatore.  Arrivato a 27 anni mi accorgo di non essere più un bambino, anche se mi sembra ieri che giocavo con i lego. Sembra passato un giorno da quando sono partito dalla mia amata Venezia, staccandomi da quel cordone ombelicale che mi univa a famiglia amici e tante belle abitudini. Pensavo di essere contento di quella scelta da cui non si torna indietro… Eppure sono passati già 8 anni, anni che hanno segnato la mia vita, che mi hanno cambiato… Vorrei tanto essere quello che ero, ma anche questo cambiameno, voluto o non, fa parte della vita e bisogna accettarlo… Sicuramente sono sempre in tempo a migliorarmi, anche se, conoscendomi, penso che resterò quello che sono. Sono un bambino in un corpo da adulto, un po come nel film “Big”… Il tempo passa, gli anni passano eppure non me ne accorgo… Cosa voglio? Semplice voglio quello che non posso avere…Nel 1996 scrivevo:
Ciò che desideri infinitamente
forse non lo avrai mai…
Guarda in fondo al cuore,
perchè lì troverai cià che vuoi veramente
e che puoi ottenere
Effettivamente volere e desiderare sono due cose distinte e separate. Non ricordo in quale occasione cristallizzai questa frase, ma ora pensandoci bene, forse confondo cio che voglio con ciò che desidero. Forse quello che voglio è lineare, chiaro, semplice… ma è confuso dai miei mille desideri.
27 anni, un lavoro, una casa, padre madre e sorella che mi vogliono bene… Beh di certo non mi manca nulla eppure talvolta sono insoddisfatto e il perchè non lo so neppure io… il perchè trova radice nel fatto che neppure io so cosa voglio dalla vita. Beh di certo voglio serenità e gioia. Beh sembrerò magari a tratti patetico, ma non è semplice trovare serenità e gioia. Quando pensi di aver raggiunto tutti gli scopi che ti eri prefisso, quando pensi di aver reggiunto le mete ti ritrovi a non sapere più cosa vuoi. Ci sono giorni che vorrei una ragazza, una donna, un amore… ed altri che non vorrei avere nessuno al fianco, starmene da solo “nella mia tana” osservando tutto ciò che mi accade intorno da spettatore.  Arrivato a 27 anni mi accorgo di non essere più un bambino, anche se mi sembra ieri che giocavo con i lego. Sembra passato un giorno da quando sono partito dalla mia amata Venezia, staccandomi da quel cordone ombelicale che mi univa a famiglia amici e tante belle abitudini. Pensavo di essere contento di quella scelta da cui non si torna indietro… Eppure sono passati già 8 anni, anni che hanno segnato la mia vita, che mi hanno cambiato… Vorrei tanto essere quello che ero, ma anche questo cambiameno, voluto o non, fa parte della vita e bisogna accettarlo… Sicuramente sono sempre in tempo a migliorarmi, anche se, conoscendomi, penso che resterò quello che sono. Sono un bambino in un corpo da adulto, un po come nel film “Big”… Il tempo passa, gli anni passano eppure non me ne accorgo… Cosa voglio? Semplice voglio quello che non posso avere…Nel 1996 scrivevo:
Ciò che desideri infinitamente
forse non lo avrai mai…
Guarda in fondo al cuore,
perchè lì troverai cià che vuoi veramente
e che puoi ottenere
Effettivamente volere e desiderare sono due cose distinte e separate. Non ricordo in quale occasione cristallizzai questa frase, ma ora pensandoci bene, forse confondo cio che voglio con ciò che desidero. Forse quello che voglio è lineare, chiaro, semplice… ma è confuso dai miei mille desideri.

Ore 04.26, si prospetta un’altra notte insonne. Sono appena tornato a casa… Mi sono steso nel letto alle 2 circa con il buon proposito di dormire, ma a quanto pare anche questa notte Morfeo non mi vuole accogliere… Di sto passo mi trasformerò in un vampiro (beh, già la passione per il “collo”, di qualcuna, non manca…). Alle 3 ero già sveglio con la tv che mandava in onda i soliti telefim notturni. Il risveglio è stato come uscire da un coma, stanco… disorientato e… affamato; ho guardato l’ora ed è cresciuta l’ansia e mi sono detto: “che faccio”. Ho ben pensato di vestirmi e girovagare un po’ per questo paese. E’ bello vedere questa città (Cernusco) di notte… non c’è un’anima in giro! Sembra di essere in un film, sembra di ssere in una città fantasma se non fosse per per gli uccellini che, già svegli, discuton tra di loro… Il cinguettio mi riporta alla realtà, mi distacca da quello che sembra essere uno dei tanti sogni…  Cammino… Cammino, osservo le luci riflettersi sull’asfalto bagnato, i semafori scandire i secondi, mentre le mie gambe come un automa mi allontanano da casa. Arrivo sino alla Strada Statale, anche quì non c’è anima viva, non c’è auto che passi, c’è solo il silenzio. Questo silenzio monotono, quasi fastidioso, di una città che dorme. Beh, forse no hanno tutti i torti, sono quasi le 4 del mattino. Che fare? Cosa non c’è di meglio che un buon panino alle 4 di mattina… Continuo il viaggio a bordo di me stesso, unico mezzo a mia disposizone… Cammino, cammino. Arrivo in via Torino e mi accorgo che il buon vecchio Chavez non ha ancora chiuso completamente i battenti… si intravede da distante la luce del chiosco… Accelero il passo, pensando che se non ha chiuso non mancheranno di certo anni… Giungo al chiosco, sono salvo! Vi è ancora la possibilità di gustare un buon panino con una coca. Divoro il panino in pochi secondi e mi sembra di rinascere. La coca scivola con le sue bollicine nella mia gola…. mi sembra d’essere uno sventurato che ha trovato l’oasi nel deserto. Qualche chiacchera, parlare del più e del meno, ringraziando in continuazione quanto un salvatore. E poi ancora camminare, questa volta con la testa altrove… Sarà stata fame? Mah… A ritroso ricomincio la strada che mi ha portato lì, la situazione non è cambiata… il cielo soltanto, nonostante le sue affezionate nuvole, sembra schiarirsi… E poi finalmente arrivare ancora a casa, riaprire quel portone in vetro e la porta di casa… E poi eccomi qui…

Tunnel è un “componimento” che scrissi nel 1998, se non sbaglio a ottobre/novembre pensando alla mia ex ragazza. Ricordo benissimo quel periodo, quelle sensazioni… Eppure sono passati quasi 10 anni… Cavolo come vola il tempo e quante cose accadono… Ricordo di averlo scritto in una sera, mentre dal terrazzo osservavo le stelle… La penna scorreva veloce sulla carta e non mi rendevo conto di quello che stavo scrivendo… La riflessione si basava su uno sguardo… che non portava da nessuna parte… L’aver finito l’ennesima relazione adolescenziale, il ritrovarsi nuovamente  spaesato da questa situzione… di essere spaventato dal rimanere solo… Beh rimanere soli presumo sia una paura che abbiamo tutti quando ci lasciamo da qualcuno… Penso sia un pensiero inevitabile…
Nelle prime righe descrivevo il mio disorientamento, la mia paura, il mio disagio nel guardare negli occhi la mia amata nella consapevolezza che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo guardati. Lo sguardo è in grado di trasmettere tante di quelle sensazioni….
Nella seconda parte le preoccupazioni si spostavano già nel pensiero pessimista di quello che sarebbe successo dopo, nella sofferenza che avrei sicuramente provato, quasi stanco di continuare a soffrire per amore…
Nella terza parte segno il distacco, l’allontanamento…. Mi sento come una barca portata alla deriva, ingovernabile ed ingovernata.
Concludo però tirando fuori un po di orgoglio mettendo io la parola fine con un addio. Facendomi vedere forte, fingendo di avercela fatta.
Eh si, talvolta bisogna mentire a se stessi per superare dei momenti.
Mi perdo nei tuoi occhi
dio mio dov’è l’uscita
uno spiraglio ove fuggire
non voglio stare qui
Mi perdo nei tuoi occhi
ho paura di ciò che può accadarere
non posso anche stavolta
Mi perdo nei tuoi occhi
sono ormai alla deriva
Ecco
ce l’ho fatta
Addio

Tunnel è un “componimento” che scrissi nel 1998, se non sbaglio a ottobre/novembre pensando alla mia ex ragazza. Ricordo benissimo quel periodo, quelle sensazioni… Eppure sono passati quasi 10 anni… Cavolo come vola il tempo e quante cose accadono… Ricordo di averlo scritto in una sera, mentre dal terrazzo osservavo le stelle… La penna scorreva veloce sulla carta e non mi rendevo conto di quello che stavo scrivendo… La riflessione si basava su uno sguardo… che non portava da nessuna parte… L’aver finito l’ennesima relazione adolescenziale, il ritrovarsi nuovamente  spaesato da questa situzione… di essere spaventato dal rimanere solo… Beh rimanere soli presumo sia una paura che abbiamo tutti quando ci lasciamo da qualcuno… Penso sia un pensiero inevitabile…
Nelle prime righe descrivevo il mio disorientamento, la mia paura, il mio disagio nel guardare negli occhi la mia amata nella consapevolezza che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo guardati. Lo sguardo è in grado di trasmettere tante di quelle sensazioni….
Nella seconda parte le preoccupazioni si spostavano già nel pensiero pessimista di quello che sarebbe successo dopo, nella sofferenza che avrei sicuramente provato, quasi stanco di continuare a soffrire per amore…
Nella terza parte segno il distacco, l’allontanamento…. Mi sento come una barca portata alla deriva, ingovernabile ed ingovernata.
Concludo però tirando fuori un po di orgoglio mettendo io la parola fine con un addio. Facendomi vedere forte, fingendo di avercela fatta.
Eh si, talvolta bisogna mentire a se stessi per superare dei momenti.

Mi perdo nei tuoi occhi
dio mio dov’è l’uscita
uno spiraglio ove fuggire
non voglio stare qui

Mi perdo nei tuoi occhi
ho paura di ciò che può accadarere
non posso anche stavolta

Mi perdo nei tuoi occhi
sono ormai alla deriva

Ecco
ce l’ho fatta
Addio

Sono ormai più di due settimane che piove e mi sono verametne Rotto! Ho iniziato queste mie ferie con la pioggia e naturalmente stanno terminando con lo stesso tempo… uff… Vabbè… Nonostante tutto questo maltempo, sono riuscito a trovare qualche spiraglio di luce… In questi giorni ho ritrovato un po della mia serenità interiore… Vuoi il riposo, talvolta eccessivo, vuoi altri fattori, da domani riprenderò a lavorare più sereno…. Me lo sento: inizio a lavorare e finisce questa stagione quasi equatoriale… finiscono ste benedette piogge e inizia un’altra estate. Ancora non so come sarà questa estate, spero soltanto che il lavoro ed il resto siano tranquilli… Le ultime due estati, anzi le ultime 3 non sono di certo state belle…
Oggi ultimo giorno di ferie… come passerò questo giorno… boh, stiamo a vedere… non ho grandi progetti nè aspettative dalla giornaa, soltanto dovrò distaccare il mio pensiero dalle ferie e rintrodurre nella mia testa il lavoro, che quasi ho dimenticato… Devo iniziare ad andare a letto primo, atrimenti non riprendo i miei vecchi ritmi… oddio, non che sia mai stato uno che si alza alle 7, però di certo non potrò andare avanti ad andare a letto alle 8 come oggi… Sono sicuro che anche domani mattina, o pomeriggio, quando mi alzerò vedrò ancora una volta il cielo di sto grigio opprimente…

Sono ormai più di due settimane che piove e mi sono verametne Rotto! Ho iniziato queste mie ferie con la pioggia e naturalmente stanno terminando con lo stesso tempo… uff… Vabbè… Nonostante tutto questo maltempo, sono riuscito a trovare qualche spiraglio di luce… In questi giorni ho ritrovato un po della mia serenità interiore… Vuoi il riposo, talvolta eccessivo, vuoi altri fattori, da domani riprenderò a lavorare più sereno…. Me lo sento: inizio a lavorare e finisce questa stagione quasi equatoriale… finiscono ste benedette piogge e inizia un’altra estate. Ancora non so come sarà questa estate, spero soltanto che il lavoro ed il resto siano tranquilli… Le ultime due estati, anzi le ultime 3 non sono di certo state belle…

Oggi ultimo giorno di ferie… come passerò questo giorno… boh, stiamo a vedere… non ho grandi progetti nè aspettative dalla giornaa, soltanto dovrò distaccare il mio pensiero dalle ferie e rintrodurre nella mia testa il lavoro, che quasi ho dimenticato… Devo iniziare ad andare a letto primo, atrimenti non riprendo i miei vecchi ritmi… oddio, non che sia mai stato uno che si alza alle 7, però di certo non potrò andare avanti ad andare a letto alle 8 come oggi… Sono sicuro che anche domani mattina, o pomeriggio, quando mi alzerò vedrò ancora una volta il cielo di sto grigio opprimente…

Inizio questo intervento alle 5 della mattina del 12 giugno 2008… Oggi mi sa che ho dormito troppo e stanotte non riesco proprio a dormire… Che fare se non esternare i proprio pensieri in questo mio piccolo spazio? Voglio ricollegarmi al precedente intervento per due validi motici: il primo che sia questo ntervento che quell’altro parlano di due cose contrapposte (prima “Bugie e Verità”, mentre ora “Odiare ed Amare”), il secondo motivo sta nel fatto che tali sensazioni possono trovare riscontro quando una persona viene tradita (vedesi tradimento morale da me indicato nel precedente intervento). Beh tornando al titolo, qualcuno di voi penserà che questi due sentimenti non hanno alcun punto in comune e che siano per l’appunto due cose contrapposte… Ma così non è… Già catullo, nel suo “Odi et Amo” descriveva l’amore per Lesbia, che lo aveva tradito ma soprattutto deluso. In altri versi dei suoi canti descriveva il suo desiderio nei confronti dell’amata ma l’assenza di stima ed affetto dicendo che “il tradimento in amore spinge ad amare di più ma a voler meno bene”. Ecco il testo integrale, molto corto del famoso componimento:
Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris.
nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Il poeta parla di questo contrapporsi di sentimenti che lo tormenta, che lo “mette in croce” (excrucior), che non gli da pace.
Chiunque abbia amato veramente almeno una volta e che in questo amore si sia sentito tradito ha provato quello che scrisse Catullo…
Ognuno di noi reagisce a proprio modo, ma la sofferenza che si prova quando si ama penso sia comune a tutti…
Io naturalmente penso e mi riferisco alle persone che ho amato e che amerò (l’amore non muore) ed alla sofferenza provata nell’odiarle continuando ad amarle… Alle storie finite, alle promesse volate, all’ivasione, quasi barbarica, della soitudine nel cuore.

Inizio questo intervento alle 5 della mattina del 12 giugno 2008… Oggi mi sa che ho dormito troppo e stanotte non riesco proprio a dormire… Che fare se non esternare i proprio pensieri in questo mio piccolo spazio? Voglio ricollegarmi al precedente intervento per due validi motici: il primo che sia questo ntervento che quell’altro parlano di due cose contrapposte (prima “Bugie e Verità”, mentre ora “Odiare ed Amare”), il secondo motivo sta nel fatto che tali sensazioni possono trovare riscontro quando una persona viene tradita (vedesi tradimento morale da me indicato nel precedente intervento). Beh tornando al titolo, qualcuno di voi penserà che questi due sentimenti non hanno alcun punto in comune e che siano per l’appunto due cose contrapposte… Ma così non è… Già catullo, nel suo “Odi et Amo” descriveva l’amore per Lesbia, che lo aveva tradito ma soprattutto deluso. In altri versi dei suoi canti descriveva il suo desiderio nei confronti dell’amata ma l’assenza di stima ed affetto dicendo che “il tradimento in amore spinge ad amare di più ma a voler meno bene”. Ecco il testo integrale, molto corto del famoso componimento:

Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris.

nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Il poeta parla di questo contrapporsi di sentimenti che lo tormenta, che lo “mette in croce” (excrucior), che non gli da pace.

Chiunque abbia amato veramente almeno una volta e che in questo amore si sia sentito tradito ha provato quello che scrisse Catullo…

Ognuno di noi reagisce a proprio modo, ma la sofferenza che si prova quando si ama penso sia comune a tutti…

Io naturalmente penso e mi riferisco alle persone che ho amato e che amerò (l’amore non muore) ed alla sofferenza provata nell’odiarle continuando ad amarle… Alle storie finite, alle promesse volate, all’ivasione, quasi barbarica, della soitudine nel cuore.

Essere un po’ bugiardi fa parte di tutti noi. La bugia si sa, parte si dall’infanzia come un gioco e poi col tempo con la crescita può diventare addirittura un’abitudine. Sicuramente anche se adulti mentiamo spesso e volentieri… Ci sono però bugie e bugie: io personalmente le raggruppo in 5 grosse categorie: le bugie dette al partner, le bugie dette al lavoro, le bugie dette agli amici, le bugie dette in famiglia e le bugie dette ai conoscenti o sconosciuti. A mia opinione le bugie dette al partner sono, al meno che non gli si voglia fare una sorpresa, quelle più brutte… intendo infatti la menzogna quanto un tradimento… un tradimento morale. E quindi una ripetuta menzogna può portare solo ed unicamente ad una rottura. La sincerità è alla base di un rapporto. Ed io personalmente ne so qualcosa… non perchè abbia mentito, bensì perchè sono stato tradito da mille bugie, che nel succedersi hanno portato ad una vera e propria crisi! Quando perdi la fiducia nel tuo partner arrivi al punto di diffidare di ogni cosa, di ogni parola; arrivi ad impazzire nel decifrare il suo comportamento… a pesare le proprie parole nel tentativo di capire quale sia la verità… Le bugie portano a litigi… le bugie portano amarezza… portano tristezza… Io ho sempre improntato i miei rapporti con la basilare regola della sincerità, anche perchè “Le bugie hanno le gambe corte” eppure ho sempre trovato in risposta soltanto tante bugie. Si, di certo no sono un santo e queste sono state in parte quasi sempre giustificate dal mio carattere, però quando chiedi ad una persona di non mentirti perchè le bugie continuano ad arrivare? Forse quando i miei capelli saranno più bianchi o quando sarò più maturo, riuscirò a trovare una spiegaione a questo… o almeno lo spero…

Destino, cosa è il destino?
Con destino o fato ci si riferisce all’insieme di tutti gli eventi inevitabili che accadono in una linea temporale. Può essere concepito come l’irresistibile potere o agente che determina il futuro, sia in termini generali che di singolo individuo. Il concetto è basato sul credo che esista un ordine naturale prefissato nell’universo. Questa è una sintetica definizione di destino che ho trovato su wikipedia. Io penso al destino talvolta come una persona… si effettivamente la visione che appare nella mitologia greca e romana mi affascina e sotto alcuni aspetti mi “convince”.  Come dicevo prima penso al destino come un uomo… una divinità, che decide le nostre sorti, che ci fa incontrare persone… Penso alle persone che ho conosciuto e che prima o poi ho riincontrato… grazie naturalmente al destino… Penso agli eventi creati dal destino che hanno cambiato la mia vita che mi hanno reso quello che sono… Sicuramente c’è un disegno, un progetto a monte al quale anche lui è subordinato… un disegno sul quale basarsi per le sue scelte, per muovere le ore, i luoghi ed altro per combinare incontri… Sarà il mio io da eterno sognatore romantico, ma il destino lo associo proprio al lato amoroso… E’ proprio per questo che ora come ora penso a cosa sta facendo il destino cone me… che strategia sta adottando e che cosa ha in mente… L’unica cosa che spero è che non abbia, almeno per il futuro più vicino, sorprese non belle…
Beh ora, destino  non destino vado a nanna, pensando alla giornata di domani….

Destino, cosa è il destino?

Con destino o fato ci si riferisce all’insieme di tutti gli eventi inevitabili che accadono in una linea temporale. Può essere concepito come l’irresistibile potere o agente che determina il futuro, sia in termini generali che di singolo individuo. Il concetto è basato sul credo che esista un ordine naturale prefissato nell’universo.
Questa è una sintetica definizione di destino che ho trovato su wikipedia. Io penso al destino talvolta come una persona… si effettivamente la visione che appare nella mitologia greca e romana mi affascina e sotto alcuni aspetti mi “convince”.  Come dicevo prima penso al destino come un uomo… una divinità, che decide le nostre sorti, che ci fa incontrare persone… Penso alle persone che ho conosciuto e che prima o poi ho riincontrato… grazie naturalmente al destino… Penso agli eventi creati dal destino che hanno cambiato la mia vita che mi hanno reso quello che sono… Sicuramente c’è un disegno, un progetto a monte al quale anche lui è subordinato… un disegno sul quale basarsi per le sue scelte, per muovere le ore, i luoghi ed altro per combinare incontri… Sarà il mio io da eterno sognatore romantico, ma il destino lo associo proprio al lato amoroso… E’ proprio per questo che ora come ora penso a cosa sta facendo il destino cone me… che strategia sta adottando e che cosa ha in mente… L’unica cosa che spero è che non abbia, almeno per il futuro più vicino, sorprese non belle…

Beh ora, destino  non destino vado a nanna, pensando alla giornata di domani….

…omissis
L’amore, cos’è l’amore?
L’amore è uno splendido suono che trapana le nostre menti, i nostri cuori.
L’amore è un soave canto che ci attira come Ulisse dalle sirene.
L’amore è un inebriante liquore che cambia il nostro io. L’amore è una pietra miliare nei cuori dell’umanità.
L’amore è un dono che va ben oltre le ricchezze materiali e spirituali.
L’amore è un inaspettato ospite che arriva e gonfia come un palloncino il tuo cuore.
L’amore è una bomba senza timer che, quando meno te lo aspetti, esplode.
L’amore è un cantiere sempre aperto, che costruisce, restaura e rivitalizza il tuo cuore.
L’amore è fiducia anche quando non se ne dovrebbe avere; è pazienza anche quando i limiti sono stati superati; è essere premurosi soprattutto nei momenti grigi della vita.
L’amore è una eterna gioia senza ira ed ingiustizia; è l’azzurro del cielo ed il blu del mare, è la libertà di amare ed essere amati.
L’amore è l’eterna primavera della nostra vita, è ciò che persiste anche dopo la morte.
L’amore è una spiaggia, un tramonto e delle impronte sul bagnasciuga.
L’amore è il calore di un forte abbraccio, è una parola sussurrata in un orecchio.
L’amore è ciò che non ha tempo, è la droga di due che s’amano e non si accorgono dell’ingrigire dei loro capelli.
…omissis…
Sono passati 10 anni da quando in un tema scolastico così descrivevo l’amore… Sicuramente un modo puerile per descrivere quella cosa indescrivibile a cui noi sappiamo soltanto affidare una denominazione, a cui attribuiamo una parola. Ogni tanto mi chiedo se nella vita ho amato… Effettivamente come possiamo dirlo… l’amore non è una malattia, in cui le sintomatologie ci indicano in modo inequivocabile che siamo ammalati… E quindi talvolta penso di aver amato ed altre volte penso che l’amore debba ancora venirmi a trovare…

…omissis

L’amore, cos’è l’amore?

L’amore è uno splendido suono che trapana le nostre menti, i nostri cuori.

L’amore è un soave canto che ci attira come Ulisse dalle sirene.

L’amore è un inebriante liquore che cambia il nostro io. L’amore è una pietra miliare nei cuori dell’umanità.

L’amore è un dono che va ben oltre le ricchezze materiali e spirituali.

L’amore è un inaspettato ospite che arriva e gonfia come un palloncino il tuo cuore.

L’amore è una bomba senza timer che, quando meno te lo aspetti, esplode.

L’amore è un cantiere sempre aperto, che costruisce, restaura e rivitalizza il tuo cuore.

L’amore è fiducia anche quando non se ne dovrebbe avere; è pazienza anche quando i limiti sono stati superati; è essere premurosi soprattutto nei momenti grigi della vita.

L’amore è una eterna gioia senza ira ed ingiustizia; è l’azzurro del cielo ed il blu del mare, è la libertà di amare ed essere amati.

L’amore è l’eterna primavera della nostra vita, è ciò che persiste anche dopo la morte.

L’amore è una spiaggia, un tramonto e delle impronte sul bagnasciuga.

L’amore è il calore di un forte abbraccio, è una parola sussurrata in un orecchio.

L’amore è ciò che non ha tempo, è la droga di due che s’amano e non si accorgono dell’ingrigire dei loro capelli.

…omissis…

Sono passati 10 anni da quando in un tema scolastico così descrivevo l’amore… Sicuramente un modo puerile per descrivere quella cosa indescrivibile a cui noi sappiamo soltanto affidare una denominazione, a cui attribuiamo una parola. Ogni tanto mi chiedo se nella vita ho amato… Effettivamente come possiamo dirlo… l’amore non è una malattia, in cui le sintomatologie ci indicano in modo inequivocabile che siamo ammalati… E quindi talvolta penso di aver amato ed altre volte penso che l’amore debba ancora venirmi a trovare…

“Non nella novità, ma nell’abitudine troviamo i piaceri più grandi”
Inizio proprio con questa frase il blog del mio spaces, ovvero con la frase che mi ha portato a leggere “Le diable au corps” di Raymond Radiguet.
Non ricordo dove lessi questa frase, so solo che tanto mi entusiasmava scoprire quale era il contesto in cui l’autore la scrisse nel suo libro che non solo andai in cerca della fonte, che ancora ignoravo, ma anche e soprattutto de libro. Beh ora non voglio fare una relazione del libro, ma riflettere su quello che è stata la mia riflessione dopo averlo letto. Sicuramente la novità porta piaceri, porta anche gioia, ma sono sensazioni temporanee, passeggere che si dissolvono poco dopo… l’abitudine invece può darti quel benessere che dura nel tempo, che non svanisce… Basti pensare alla solitudine che si prova quando ci si trova da soli in un letto a fissare il soffitto, senza nessuno a fianco, senza qualcuno che anche soltanto con la sua presenza ti dia il suo calore, che condivida quegli attimi, magari fatti anche della sola presenza, che però restano. Si, concordo con Radiguet che mangari anche una cosa banale porti al benessere interiore di cui tutti prima o poi abbiamo bisogno. Infatti nella vita, chi prima chi poi , si sente la necessità di trovare qualcuno con cui condividere questi momenti, non ricercando più la novità ma dedicandosi a questa routine di benessere… fatta anche di novità…

“Non nella novità, ma nell’abitudine troviamo i piaceri più grandi”

Inizio proprio con questa frase il blog del mio spaces, ovvero con la frase che mi ha portato a leggere “Le diable au corps” di Raymond Radiguet.

Non ricordo dove lessi questa frase, so solo che tanto mi entusiasmava scoprire quale era il contesto in cui l’autore la scrisse nel suo libro che non solo andai in cerca della fonte, che ancora ignoravo, ma anche e soprattutto de libro. Beh ora non voglio fare una relazione del libro, ma riflettere su quello che è stata la mia riflessione dopo averlo letto. Sicuramente la novità porta piaceri, porta anche gioia, ma sono sensazioni temporanee, passeggere che si dissolvono poco dopo… l’abitudine invece può darti quel benessere che dura nel tempo, che non svanisce… Basti pensare alla solitudine che si prova quando ci si trova da soli in un letto a fissare il soffitto, senza nessuno a fianco, senza qualcuno che anche soltanto con la sua presenza ti dia il suo calore, che condivida quegli attimi, magari fatti anche della sola presenza, che però restano. Si, concordo con Radiguet che mangari anche una cosa banale porti al benessere interiore di cui tutti prima o poi abbiamo bisogno. Infatti nella vita, chi prima chi poi , si sente la necessità di trovare qualcuno con cui condividere questi momenti, non ricercando più la novità ma dedicandosi a questa routine di benessere… fatta anche di novità…