Lizzus blog
Racconti, esternazioni, riflessioni e… sfoghi!
“Cucciolo dimmi cos’hai perché se piangi sto peggio di te e i tuoi problemi la sai sono i miei perché se piangi vuol dire che forse non piangi per me…”
Troppo belle queste parole di Masini… Lui si che è un poeta contemporaneo… e so cosa deve aver passato scrivendo questa canzone, forse perchè queste cose le ho passate anche io.
E’ brutto vedere la persona che ami che soffre, soprattutto se non soffre per te… ed è ancor più duro starle accanto. Solo una cosa può far farti certe cose. Questa cosa si chiama Amore… L’amore per una persona ti porta a gioire nel vederla felice e soffrire nel vederla triste. Dedicai questa canzone alla persona che amavo, perchè nonostante qualcosa tra di noi era scattato, non riuscivo ad avere il suo amore. Sapevo che il suo cuore era grande e che il suo amore prima o poi per me sarebbe arrivato, ma vederla distante e triste era come un pugnalata per me. Era difficile coccolarla, quando lei avrebbe voluto le coccole di qualcun altro. Era un’impresa darle le mie attenzioni, visto che lei non desiderava certo le mie. Anche i chilometri sopra chilometri fatti per vederla, passavano inosservati. Ma le mie gambe non sentivano stanchezza… Non mi stancavo di amarla, sperando che un giorno lei spalancasse gli occhi, o meglio il suo cuore. Come dice Paulo Coelho “Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi”. Effettivamente lei continuava a fissare quella porta chiusa, senza guardare quella che io le stavo spalancando. Ma non demordevo. I miei sforzi, le mie parole, le mie sorprese, sarebbero poi stati premiati. Me lo sentivo che quel destino che ci aveva fatto incontrare avrebbe poi voltato a mio favore. Forse dovevo meritarmi il suo amore o forse dovevo guadagnarmelo per poi godermelo ancor di più. Lei poi era veramente un cucciolo. Un cucciolo da accudire, proteggere, coccolare e far crescere. L’impresa era ardua, ma non di certo impossibile. Avrei sorpassato ogni difficoltà pensando a quei due occhioni, avrei vinto ogni timore baciando quelle labbra, avrei sconfitto ogni paura abbracciandola a me. Aveva dentro di se una gioia immensa ed io gioivo per questo… Cosa non avrei fatto per quel cucciolo!
Peccato che i cuccioli prima o poi crescono, e… non sono più cuccioli. Ma voglio comunque portare il ricordo di quel cucciolo, che mi stringeva forte nei sottoportici mentre fuori pioveva. Quel cucciolo sognatore, dolce e coccolo. Quel cucciolo amante delle foto e mai stanco di amarmi. Quel cucciolo che avrebbe fatto qualsiasi cosa per me e che io avrei voluto seguire in ogni momento della mia vita. Quel cucciolo che avrebbe dato l’anima per stare ancora qualche minuto con me in quelle sere d’estate. Quel cucciolo con cui osservai per la prima volta le stelle, dopo aver fatto l’amore. Quel cucciolo che non vedeva l’ora di fare la nanna con me. Quel cucciolo che viveva per il mio amore e niente più. Quel cucciolo da cui magari avrei voluto un cucciolo. Quel cucciolo curioso e orgy (questa parola non la troverete mai in alcun vocabolario, e, anche se non sembra, non vuol dire nulla di volgare… anzi). Quel cucciolo che possedeva una passione immensa e che contava i minuti per vedermi. Un cucciolo insomma…
Spero che ognuno di voi pochi, che di tanto in tanto legge il mio blog, possa avere il suo cucciolo. Vi auguro di tutto cuore di poter assaporare le stesse gioie che io trascorsi con il mio.
Non ricordo di preciso quando è partita in me la voglia di scrivere, però ricordo perfettamente il primo racconto che scrissi. Avevo 10/11 anni e facevo la quinta elementare. Per i primi anni di scuola avevo avuto una maestra “vecchia guardia”, molto precisa e severa. Ricordo benissimo che anche nella durata della ricreazione era molto fiscale. Anche quando arrivava la bella stagione io ed i miei compagni ci trovevamo a guardare con invidia gli alunni delle altre classi che continuavano a giocare sul prato anche a “campanella suonata”. Questa maestra ci aveva accompagnato però solo fino alla quarta, andandosene poi in pensione e lasciandoci per l’ultimo anno delle elementari ad un’altra. E’ passato un bel po’ di tempo, ma l’immagine dell’ingresso della nuova maestra in classe è nitida. Si chiamava (o meglio si chiama) Donatella, ed era molto più giovane della precedente. Se non sbaglio aveva 27 anni. Ricordo l’età in quanto ci fece scrivere sul libro del “Piccolo Principe”, che leggevamo in classe, di rileggerlo a 27 anni. Era una donna buonissima. L’unica cosa negativa che, essendo bambino, notavo era il fatto che fumava. Beh, da li a qualche anno avrei iniziato pure io a drogarmi di nicotina… La cosa più importante e significativa che quella donna mi ha trasmesso è stato l’imparare ad imprigionare le emozioni e le sensazioni su un foglio di carta. Era primavera e con tutta la classe ci trovevamo nel giardino interno della scuola. L’edificio era molto vicino al mare e nelle adiacenze non vi erano tanti complessi. Ci disse di chiudere gli occhi e cercare di trascrivere sul foglio le sensazioni provate con le rimanenti percezioni sensoriali. Sono passati quasi 20 anni, ma vi giuro che le mie narici respirano ancora quell’aria fresca e salmastra, la mia pelle sente ancora sul viso il calore del sole, sedato dalla brezza marina; le mie orecchie odono ancora il fruscio delle foglie altalenato dal canto dei gabbiani, melodicamente accompagnato da un sottofondo fatto di mare sugli scogli. Non ricordo sicuramente cosa scrissi, ma se ora ogni tanto ci provo è grazie a lei. Nel suo progetto di vederci scrittori, ci fece comporre un piccolo racconto fantastico. Un viaggio in una località a scelta era il tema da seguire. Io scelsi Parigi… Eh si, è da quando ho 10 anni che sogno di andare a Parigi. Conosco perfettamente i monumenti e le vie principali anche se purtroppo solo su carta… Beh, quello fu il mio primo “scritto”. Sembra inverosimile, ma avevo rimosso il fatto che il narrato parlava di una storia d’amore tra un mio “io” ed una parigina di nome Francoise…
Come è strano il mondo…
E’ da tanto, troppo tempo che non riempio le “pagine” del mio blog. Anzi potrei quasi dire che me ne sono quasi dimenticato. Nel frattempo sono successe molte cose! La vita ci riserva giorno dopo giorno sorprese o risvolti che non avremmo mai lontanamente immaginato. E’ iniziato un anno nuovo un anno che per me segna tantissime cose… Ho deciso quindi di iniziare a scrivere qualcosa collegandomi a quello che è stato il mio ultimo intervento del 2009. Quasi mi vergogno… Cavolo sono passati 4 mesi!!! Effettivamente ricordo che quando scrivevo me ne stavo disteso a letto nel caldo silenzio della notte di agosto… Ahh quanto amo l’estate, anzi quanto amo le notti d’estate! In estate, di notte si respira un aria diversa. Anche all’olfatto sembra differente… Infatti penso all’odore dell’estate della mia adolescenza, che rievoco nella mia testa ma che difficilmente potrò descrivere qui. Più bell’ancora il profumo estivo di quando piove… Mamma mia! Il ricordo che mi è saltato in mente scrivendo ha scaturito un riflesso condizionato come in uno dei cani di Pavlov… Vabbè… Torniamo al discorso principale. Avevo deciso di trascrivere il testo di ciò che descrissi, nel lontano settembre 1996, nella speranza di ricevere la telefonata della mia amata…
Squilla il telefono
mentre poesie e musica cercan di consolarmi
Squilla il telefono
mentre il mio cuore batte uno, due, tre volte
Squilla il telefono
vorrei che ci fossi tu a fianco a me
Squilla il telefono
triste è l’illusione di te dall’altra parte
Squilla il telefono
e rispondendo ogni speranza se ne va
Ora non squilla più
il mio cuore si ferma un po’
riprendendo come colpito da un pugnale
perchè è bello sperare
a ciò che non si realizzerà Mai
questa è l’unica spiegazione che mi do! Perchè dico questo? Semplice! Perchè a 16 anni provavo le stesse sensazioni! Invece di crescere sto retrocedendo… Già l’anno scorso ero tornato, con il mio stile di vita, un 18 enne, ora invece inizio a riprovare le sensazioni di un vero e proprio teen ager! Vivo aspettando un telefono che non deve suonare, riutilizzando quella mia tanta amata parola “utopia”. Ritorno masochista e gran pensatore, forse addirittura macchiavellico! Ricordo a 16 anni quel giorno che, seduto sul divano, aspettavo la telefonata della mia amata, telefonata che proprio non voleva arrivare. Sapevo che non sarebbe arrivata, ne avevo la certezza quasi matematica, ma, nell’irrazzionalità dell’amore, attendevo quello squillo… Il telefono non voleva proprio sentir ragione di suonare… Le lanciette di quel vecchio orologio scandivano ore e non secondi… Il telefono poi inizia a trillare. Il mio cuore si riaccende come se una scarica elettrica lo stesse percorrendo. Si illuminava di una triste gioia. Sembrava quasi esplodere! Il cuore ed il telefono suonavano all’unissono. Il mio corpo sembrava congelato, immobilizzato, quasi in preda al panico. Riuscivo poi a reagire, mi alzavo e, come una lumaca, mi avvicinavo all’apparecchio. La mia mano quasi tremava dalla paura di concretizzare quella falsa speranza. Mi facevo infine forza e distruggevo quell’inutile sogno che avevo creato.
Questo intervento non lo pubblico ora… ora sta per 26 luglio 2009, ore 19:11… Ci sono vari motivi per cui non lo pubblico, tra cui il fatto che non trovo il mio quaderninoooo!!! Voglio trascrivere il testo originale di quello che esternavo oramai 12 anni fa!
Ecco un fulmine! 1… 2… 3… secondi, arriva un tuono… Beh questo temporale è abbastanza vicino. Anche stasera è arrivato un temporale. Il temporale mi ha sempre affascinato, nella maestosità della sua luce e del suo frastuono. Anche il cielo ogni tanto s’arrabbia e scatena la sua ira con prepotenti parole di luce… E’ difficile definire se sia rabbia o sofferenza… Magari entrambe! Scendono da quegli immensi occhi blu tante lacrime… Lacrime che s’uniscono in volo, per poi separarsi ancora… Lacrime che non solcano le guance ma che sanno accarezzare il tuo viso. Lacrime che tutto trasformano, che, invero, tutto abbelliscono. Il temporale…
Ci sono sere passate anche per un istante a guardare le stelle, sere in cui ti senti padrone del mondo, in cui ti senti invincibile, sere in cui nulla ti manca, sere in cui anche un solo minuto in più diventa un prezioso momento da ricordare per tutta la vita. Il fresco dell’esate, un piccolo posto appartato, baci… abbracci sorrisi e la tenerezza di un amore genuino, Vero! Sere in cui la pasione ti trasporta e ti coinvolge, infuocando le menti accelerando il cuore. Sere in cui i vetri si appannano, in cui i vestiti spariscono ed i corpi si fondono… Sere di “dadi in frenetico movimento”, sere fatte di dolci paure e voglia di eternità. Sere che solcano la nostra giovinezza, che maturano i nostri sentimenti. Sere fatte di novità antiche ma sempre fresche. Sere in cui tutto sparisce, nulla si ode… Sere fatte di sole due parole: Ti amo.
occhi sognatori, romantici
Era inevitabile… Dopo aver dormito questo pomeriggio mi ritrovo alle 1.35 senza il minimo sonno… Devo ammettere che avevi ragione. Sto in questi istanti realizzando il disegno di ciò che in mattinata ho intenzione di fare… Sto calcolando orari e tempi, nella speranza di farcela… E’ un’impresa ardua, ma io non mi faccio mai intimorire da nulla… anzi, più è difficile quello che voglio fare e più sono spronato nel farlo… Cosa voglio fare? Beh semplice l’unica cosa per cui ammetto una bugia. Devo fare molta attenzione e valutare tante cose… La prima che mi viene in mente è che fra meno di 5 ore sarò già in piedi, pronto a iniziare la mia “missione”… quindi devo sforzarmi di dormire un po… La seconda cosa a cui sicuramente devo fare attenzone consiste nell’entrare nella “tana del lupo” senza essere notato e senza lasciare traccia… forse la parte più ardua… (mi sembra di essere in un cartone di Tom&Jerry, laddove Tom deve sottrarre l’osso al bull dog che, dormiente, lo custodisce tra le sue zampe). Sono indeciso solo sul “post missione” e quindi lascio al mio amato destino la decisione… Beh ora forse è meglio se veramente vado a dormire, altrimenti la missione partirà di certo non con il verso giusto…
Tunnel è un “componimento” che scrissi nel 1998, se non sbaglio a ottobre/novembre pensando alla mia ex ragazza. Ricordo benissimo quel periodo, quelle sensazioni… Eppure sono passati quasi 10 anni… Cavolo come vola il tempo e quante cose accadono… Ricordo di averlo scritto in una sera, mentre dal terrazzo osservavo le stelle… La penna scorreva veloce sulla carta e non mi rendevo conto di quello che stavo scrivendo… La riflessione si basava su uno sguardo… che non portava da nessuna parte… L’aver finito l’ennesima relazione adolescenziale, il ritrovarsi nuovamente spaesato da questa situzione… di essere spaventato dal rimanere solo… Beh rimanere soli presumo sia una paura che abbiamo tutti quando ci lasciamo da qualcuno… Penso sia un pensiero inevitabile…
Nelle prime righe descrivevo il mio disorientamento, la mia paura, il mio disagio nel guardare negli occhi la mia amata nella consapevolezza che quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo guardati. Lo sguardo è in grado di trasmettere tante di quelle sensazioni….
Nella seconda parte le preoccupazioni si spostavano già nel pensiero pessimista di quello che sarebbe successo dopo, nella sofferenza che avrei sicuramente provato, quasi stanco di continuare a soffrire per amore…
Nella terza parte segno il distacco, l’allontanamento…. Mi sento come una barca portata alla deriva, ingovernabile ed ingovernata.
Concludo però tirando fuori un po di orgoglio mettendo io la parola fine con un addio. Facendomi vedere forte, fingendo di avercela fatta.
Eh si, talvolta bisogna mentire a se stessi per superare dei momenti.
Mi perdo nei tuoi occhi
dio mio dov’è l’uscita
uno spiraglio ove fuggire
non voglio stare qui
Mi perdo nei tuoi occhi
ho paura di ciò che può accadarere
non posso anche stavolta
Mi perdo nei tuoi occhi
sono ormai alla deriva
Ecco
ce l’ho fatta
Addio
Sono ormai più di due settimane che piove e mi sono verametne Rotto! Ho iniziato queste mie ferie con la pioggia e naturalmente stanno terminando con lo stesso tempo… uff… Vabbè… Nonostante tutto questo maltempo, sono riuscito a trovare qualche spiraglio di luce… In questi giorni ho ritrovato un po della mia serenità interiore… Vuoi il riposo, talvolta eccessivo, vuoi altri fattori, da domani riprenderò a lavorare più sereno…. Me lo sento: inizio a lavorare e finisce questa stagione quasi equatoriale… finiscono ste benedette piogge e inizia un’altra estate. Ancora non so come sarà questa estate, spero soltanto che il lavoro ed il resto siano tranquilli… Le ultime due estati, anzi le ultime 3 non sono di certo state belle…
Oggi ultimo giorno di ferie… come passerò questo giorno… boh, stiamo a vedere… non ho grandi progetti nè aspettative dalla giornaa, soltanto dovrò distaccare il mio pensiero dalle ferie e rintrodurre nella mia testa il lavoro, che quasi ho dimenticato… Devo iniziare ad andare a letto primo, atrimenti non riprendo i miei vecchi ritmi… oddio, non che sia mai stato uno che si alza alle 7, però di certo non potrò andare avanti ad andare a letto alle 8 come oggi… Sono sicuro che anche domani mattina, o pomeriggio, quando mi alzerò vedrò ancora una volta il cielo di sto grigio opprimente…
Destino, cosa è il destino?
Con destino o fato ci si riferisce all’insieme di tutti gli eventi inevitabili che accadono in una linea temporale. Può essere concepito come l’irresistibile potere o agente che determina il futuro, sia in termini generali che di singolo individuo. Il concetto è basato sul credo che esista un ordine naturale prefissato nell’universo.
Questa è una sintetica definizione di destino che ho trovato su wikipedia. Io penso al destino talvolta come una persona… si effettivamente la visione che appare nella mitologia greca e romana mi affascina e sotto alcuni aspetti mi “convince”. Come dicevo prima penso al destino come un uomo… una divinità, che decide le nostre sorti, che ci fa incontrare persone… Penso alle persone che ho conosciuto e che prima o poi ho riincontrato… grazie naturalmente al destino… Penso agli eventi creati dal destino che hanno cambiato la mia vita che mi hanno reso quello che sono… Sicuramente c’è un disegno, un progetto a monte al quale anche lui è subordinato… un disegno sul quale basarsi per le sue scelte, per muovere le ore, i luoghi ed altro per combinare incontri… Sarà il mio io da eterno sognatore romantico, ma il destino lo associo proprio al lato amoroso… E’ proprio per questo che ora come ora penso a cosa sta facendo il destino cone me… che strategia sta adottando e che cosa ha in mente… L’unica cosa che spero è che non abbia, almeno per il futuro più vicino, sorprese non belle…
Beh ora, destino non destino vado a nanna, pensando alla giornata di domani….